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Pablo Veron - La seconda volta

8 Maggio 2004 

Sono in macchina e mi sto dannando per trovare la strada per l’Hotel dei Giovi, fuori Milano sulla Milano Meda. 
Arrivo.
L’uscita 9 della super strada coincide praticamente con il tappeto di entrata del ristorante dell’Hotel!
Entro , l’ambiente è raffinato. Sono emozionata e molto stanca, ho finito di fare il mio spettacolo da un’oretta ed è stata tutta una corsa. Sono anche in ritardo!
Mi hanno detto che Pablo ha sonno: ‘ Se non arrivi tra dieci minuti va a dormire ’. 
Questo ha aggiunto un po’ di fastidio e di ansia al tutto. Figuriamoci, io ho dovuto: dopo, due ore di spettacolo faticosissimo, svuotare il camerino da tre settimane di repliche, correre verso un ‘non so dove ’ di albergo per intervistarlo, non ho nemmeno mangiato e lui…, se non arrivo subito, va a dormire?!….ma chi si crede….!(Appunto)
La tavolata è piena di persone che non conosco, Pablo è a capo tavola. Parla, io mi avvicino e gli sorrido. Frasi di circostanza, scuse di circostanza, saluti di circostanza… Sono imbarazzata, e intimidita, chissà perché mi sento sotto esame e un po’ stupida.
Ci sediamo nella hall, lui è serio e il viso è teso, interpreto il tutto come una sorta di suo fastidio per il mio ritardo. Ovviamente questo mi agita. Parto con una serie di inconsapevoli gags dalla comicità fantozziana, la roba dai sacchetti in pieno stile accattone, si rovescia fuori , il registratore, che ha sempre funzionato alla prima botta, stasera ha deciso di farmi fare la figura dell’imbecille. Insomma, un bel quadretto di professionalità e affidabilità!
Non specifico la faccia di lui, con quei suoi occhietti acuti e azzurri, che guardava quello spettacolo triste e indegno. Una, che farfugliava cose improbabili, trafficando maldestramente con l’attrezzo tecnico.
Non mi ha sorpreso quando, insospettito e preoccupato, mi ha chiesto:" Per quale giornale lavori?"
Domanda legittima .
Ancora impegnata nel disincastrarmi dalla situazione intricata degli oggetti anarchici, rispondo tutta rossa:
"… ma, quale giornale, non è un giornale, è un portale del Tango io … Elvio di Tango.it mi ha chiesto il favore di intervistarti ...”
Deve essergli sembrato il tutto alquanto vago o improvvisato. Sicuramente confuso e poco rassicurante, infatti ha sospirato e si è appoggiato allo schienale della poltrona. Non prima, però,di avermi tirato a se con sorprendente forza hulkica, risolto in un nano secondo il problema tecnico e detto ’Incominciamo’, dopo uno sbadiglio….
‘Che figuraccia!’- Penso io. Deglutisco e iniziamo.

LA SECONDA VOLTA- PARTE II
Dunque, il problema è sempre l’inizio. Si dice:’ chi ben comincia è a metà dell’opera’ e il mio inizio è stato un po’ confuso. ”Da che domanda partire …”. I miei pensieri si affastellavano mentre una fetta del mio cervello operava una sorta di screaming sugli scarabocchi del foglio-promemoria. 
”Ecco l’incipit!”
Ora immaginate una vocina infantile di un colore lilla o malva( stento a riconoscermi anch’io) contro una voce soffice, resa sicuramente affascinante dal suono ‘argentino ’ della lingua, amaranto o porpora con delle sfumature azzurro-viola…

Lilla: Se dovessi tracciare una parabola di te e della tua vita da quando hai iniziato a ballare il tango, come è stata la tua evoluzione artistica e a che punto pensi di essere adesso?
Porpora: Non saprei dire a che punto mi trovo. Non avendo una visione globale, preferisco sentirmi in un processo evolutivo. Ecco, diciamo che mi trovo in evoluzione. All’inizio ero uno dei pochi giovani e fin da allora ho visto una possibilità creativa nel tango. Non mi preoccupava il fatto che ci fossero differenti stili e altri ballerini e non sono entrato in conflitto con essi. Ho fatto ciò che mi piaceva. I miei esordi non li trovo particolarmente interessanti. Ora, semplicemente vado avanti e ballo.
Lilla: A te cosa piace?
Porpora: Mi piace ciò che sento in sintonia con me stesso. E’ un istinto. E’un continuo incontrarmi. E’ un’esperienza, un processo di scoperta.
Lilla: Che tu fai ascoltando solo te stesso o anche guardandoti intorno?
Porpora: Ogni tanto mi guardo intorno e mi rendo conto che va tutto bene. (ride)
Lilla: ( rido, anche se non ho capito bene) So poco di te, però so che ti piace il tip tap, molto, ho visto che sei un ballerino completo e che hai lavorato in varie direzioni, non solo tango. Questo dà al tuo modo di ballare uno stile molto particolare. Quando tu crei una coreografia, a cosa ti ispiri…
Porpora: (incisivo)La musica, la musica
Lilla: …ma ti ispiri solo alla musica o anche ad esempio a delle immagini di arte figurativa, delle immagini letterarie…?
Porpora: (pausa) Si, la musica e l’arte, come anche la persona con cui ballo, l’umore di quel giorno. Tento di essere un riflesso di ciò che quel momento di creazione mi permette di essere. Cerco di avere un approccio più istintivo che teorico.
Lilla: E questa sensazione, questo istinto, passa anche da un immaginario fantastico che si crea mentre lavori? 
Porpora: Si, cerco di dare vita ad una specie di struttura visibile. 
E’ come se qualcuno costruisse una struttura invisibile che deve avere un senso o un significato, io cerco quel significato e gli do luce. 
Lilla: Però non è mai premeditata?!
Porpora: E’ sperimentata, provata, poi uno sente se ha un senso con quello che ha fatto e con quello che può esplorare.
Lilla: E ti sorprende?
Porpora: (si illumina) Si, continuamente. Voglio approfondire soprattutto ciò che già conosco, cercando allo stesso tempo una via nuova. 
Lilla: Ti emoziona!
Porpora: Si, eccita molto la mia curiosità , la forza viene da lì, no?
Lilla: (sorrido, so bene cosa prova, comincio a rilassarmi) Che tipo di rapporto hai con il femminile del tango? Le donne che scegli… perché quella piuttosto che un'altra? Immagino non sia solo un fatto di bravura. E qual è la tua parte femminile nel tango?
Porpora: Credo si sviluppi nella sensibilità. Nella parte più ricettiva. Il tango è come il bianco e il nero che si fondono, è uno scambio, nel senso che l’uomo deve essere ricettivo per poter percepire la reazione della donna. E’ come un dialogo. Si parla, si ascolta. Entrambi stanno partecipando . Il tango è lo stesso. Così mi sembra si possa ascoltare meglio. Anche se in questo caso c’è uno che propone l’argomento di cui si parla. Se voglio parlare in profondità di un tema, lo propongo e cerco di dare dimensione alla risposta dell’altro. Sono responsabile della qualità del dialogo.
Lilla : Le donne che scegli …come funziona per te, è come innamorarsi?
Porpora: Dipende, a volte è il progetto che necessita di una persona, a volte anche qualcuno a lezione è interessante lo stesso…. Le scelgo per l’esperienza, per il feeling.
Lilla: C’è una donna che vuoi ricordare? Una ballerina che ha ballato con te.
Porpora: Una donna particolare ? ….No, non ce n’è una in particolare… tutte sono speciali e ne avrò serberò ricordo per sempre. Nel bene o nel male ogni esperienza è comunque un motivo di crescita. 
Lilla: (diplomatico)…
Ad un certo punto arriva una signora di nome Susanna, che ci interrompe perché ha tre domande da fare a Pablo. Ho pensato di aggiungerle alla mia intervista perché tutto sommato, pur non essendo in linea con la chiacchierata che io e lui stavamo facendo, potrebbe essere interessante per voi che state leggendo.
Susanna: Mi interessa sapere un maestro come te cosa pensa di quelli che fanno le gare.
Pablo: Io non sono un conservatore, non penso che ci sia un solo modo di ballare. Il tango è il tango e tutti i modi di farlo sono strade per esplorarlo. Questo non fa altro che aggiungere qualcosa al tango stesso. L’immaginazione di ognuno è diversa.
Susanna: E’ possibile giudicare che una coppia sia meglio di un’altra?
Pablo: Questa è un’altra cosa, perché è in relazione al giudizio. Dipende da chi giudica. Io sarei un buon giudice, non saprei chi altro potrebbe esserlo.
Susanna: E’ possibile valutare una coppia meglio di un’altra o sono solo diverse.
Pablo: E’ difficile perché è soggettivo, ognuno esprime la propria anima. L’anima non si giudica. Essendo l’aspetto artistico legato all’anima è anch’esso ingiudicabile. Ciò che possiamo valutare è l’aspetto tecnico e se valutassimo solo questo sarebbe uno svilire la dimensione artistica del tango.
Il tango è portatore, di originalità, di idee, personalità. Se proprio dobbiamo giudicare, questo giudizio deve essere puro e originale. I giudici devono essere onesti e non corrotti.
Susanna: Ma può essere che il tango sportivo delle gare, porti uno sviluppo nel tango stesso?
Pablo: Può aiutarlo ad essere più popolare ma rischia di farlo diventare anche grottesco. Se la gente per vincere è disposta a fare cose sempre più estreme, si rischia poi di perdere l’aspetto interpretativo. 
Nel tango non esiste una legge, non ha codici, sebbene ce ne siano di intrinsechi. Possiamo dire che ognuno propone la sua codificazione, quindi un’ interpretazione, e lo fa dopo molti anni di esperienza.
Si è cercato a Buenos Aires di creare una codificazione generale del tango e non si è potuto, perché non c’è stato accordo tra i maestri che hanno 40 , 50 anni d’esperienza. Il tango non è sempre lo stesso, ha differenti facce. Una gara è un modo per svilire il tango. Anche se può essere utile per stimolare curiosità negli stranieri. In Argentina ci sono state molte gare.
Susanna: C’è una competizione ogni anno in Argentina e anche quest’ anno la ripeteranno.
Pablo: Può essere un bene come un male….
Susanna va via lasciandomi con un’ultima domanda in commissione:
Lilla: Cosa trovi nel mondo del tango italiano di diverso o uguale rispetto al resto del mondo e dell’Europa?
Porpora: C’è stata una fusione. Già dal principio in Argentina, le razze si sono mescolate. Noi, argentini, lo viviamo come cultura perché fisicamente è nato lì, però l’essenza del tango nasce dal crogiolo di razze che hanno popolato il nostro paese. Di conseguenza tutto il mondo è responsabile della nascita e lo sviluppo del tango. Mi sembra che per gli italiani sia una questione di attitudine che già facilita l’interpretazione di certi codici. L’italiano non ha la disciplina del tedesco però capisce in altro modo. È più diretta.
Lilla: Vuoi dire che è più viscerale?
Porpora: Si, è meno tecnico ma più istintivo , assomiglia di più al tango. A quel tango che io vedo in Argentina.
Lilla: (tornando a noi) Molti hanno fatto e fanno spettacoli sul tango come oggetto. Alcuni sulla storia del tango, altri invece fanno coreografie che parlano del tango. Tu sei curioso, vorresti farlo, lo hai già fatto?
Porpora ….
Lilla: ( non capisco se non ha capito o vuole eludere la domanda, ma come vedete io persevero)
Uno spettacolo intero sul tango, tante coppie che ballano…
Porpora: Potrei farlo, però non è il momento. In Europa sono stati fatti molti spettacoli per il folklore. Questo ha fatto si che per poterli vendere, questi spettacoli dovessero avere lo stesso colore di quelli più venduti. Ed è accaduto che cominciassero a somigliarsi tutti. Erano prevedibili, noiosi, una pura operazione commerciale. Molti sono un inganno, privi di una reale riflessione sull’anima del tango come invece cercano di fare credere alla gente con la pubblicità. Questo mi urta. Mi interessa l’esplorazione che il tango può suscitare in altre forme d’arte, non il tango per il tango. Come il tango può avventurarsi in altri ambiti. Avendo una forza molto grande, può cambiare di forma senza imbastardirsi quando si mischia ad altre cose. Altre cose che mi interessano molto.
Lilla: Voglio sapere quali!
Porpora: Molte cose, la recitazione, la musica,la corrente moderna di arte. Io vivo il tango, lo conosco e sta dentro tutto questo….
Lilla: Stai per fare uno spettacolo, vero? Uno spettacolo, come attore?
( Questo lo so perché me lo aveva detto lui a dicembre durante una fugace chiacchierata che abbiamo fatto al bar). Essendo ballerino e coreografo, quindi autore, sei in qualche modo regista dell’azione. Come attore invece dovresti essere ricettivo. Come ti trovi nella posizione di chi viene diretto, con un altro autore, un altro regista che dirige la tua azione?
Porpora: E’ un sollievo quando accade, perché è un modo di imparare, se il regista è bravo è fantastico (mi sorride)
Lilla: E se non è bravo? (sorrido io)
Porpora: Se non è bravo bisogna trovare il modo di far credere al regista che è lui che dirige, dirigendoti da solo. In generale lavoro per me stesso, ma mi diverto quando devo lavorare con gli altri. Adesso sto lavorando con un regista norvegese. E mi piace.
Lilla: ( fosse sempre così facile!) Cosa pensi, come vivi la tua voce?
Porpora: In questa occasione, casualmente, sono il protagonista ma non parlo. Sono una presenza, come il perno attraverso il quale succedono tante cose. Sono l’attore che sta più tempo sulla scena però non ho testo, perché è norvegese.
Lilla: Ma se dovessi recitare parlando, non è più capitato dopo il film?
Porpora: No. Non ho fatto la carriera d’attore anche se ho studiato…
( riflessivo)La voce è come una scoperta, un’espressione più diretta, pura. Rivela molto della persona più di altri strumenti. E’ l’inconscio, un elemento di ricerca interessante, per il ballerino soprattutto. Mi risulta che i ballerini non sperimentino la voce.
Lilla:(Anche a me risulta) Non hai mai provato a cantare il tuo movimento?
Porpora: Cantare il movimento?
Lilla: ( percepisco il bisogno di un chiarimento) Per creare, dei movimenti. Per creare una coreografia.
Porpora: …No, no…. Però canto!
Lilla: Canti?
Porpora: ( con tono orgoglioso) Si, studio canto da sei anni. Studio la voce.
Lilla: La vedi anche come qualcosa di corporeo, di fisico, o solo come qualcosa di etereo?
Porpora: La voce è fisica. Mi sembra che sia un fenomeno psicologico , è un modo per collocarsi nella vita. La tecnica della voce è interessante, aiuta a lavorare sulle proprie risonanze. Si crede che si comunichi di più quanto più si alzi la voce, invece, è qualcosa di interiore. Deve risuonare dentro per comunicare. Prima bisogna trovarla in se stessi e poi si può parlare.
Lilla: La voce per me, che faccio l’attrice, è una forma di movimento che mi piace far fondere con le altre, la musica, la danza. Trovo interessante il loro compenetrarsi in qualche modo… quando la qualità è alta e si raggiunge l’apice dell’espressione artistica e creativa dando adito a mille variazioni ….(mi rendo conto che rischio di andare fuori tema e soprattutto di non riuscire a farmi capire come vorrei)… 
Comunque, cosa pensi del mondo politico e sociale che ti circonda? In Argentina ci sono stati molti problemi ultimamente, pensi che quello che è successo possa influenzare, o abbia influenzato, il tuo modo di vedere e di lavorare sul tango? Pensi che sia giusto che l’arte debba tradurre, o in qualche modo assumere, quello che il mondo intorno ad essa rimanda?
Porpora: …..( Si incupisce) 
Lilla: (ahia! Spero di non aver toccato un argomento farraginoso)
Porpora:… Non so, uno, che lo voglia o no, comunque è influenzato dalle cose. Se ne può rendere conto o meno. I paesi come il Sud America subiscono la sorte che decidono le tre o quattro potenze che governano il mondo. L’artista deve essere un idealista, deve portare avanti qualcosa che sia indipendente dagli alti e bassi economici. Mi sembra….no?
Lilla: …( non dico niente perché voglio capire dove vuole arrivare)
Porpora: Diciamo che ci sono illusioni che non possono essere spezzate. Ci sono artisti più politicizzati e socialmente più coinvolti di altri. La politica è molto corrotta …Dipende dall’arte che uno fa… In quello che faccio io, che a volte penso sia arte, credo che ci sia qualcosa di più primitivo, più basico. Io ballo , punto. Più il tempo passa più io sto nel vivo di quello che faccio. Bisogna essere più forti di tanti cambiamenti politici , di tante crisi.
Lilla: (vorrei andare a fondo nella questione) Non pensi che l’arte comunque sia in comunicazione con il mondo…
Porpora: (mi interrompe) L’arte è messaggera di speranza
Lilla: ….e che alla fine lo traduce in qualche modo?
Porpora: E’ una scappatoia l’arte. Per esempio per molta gente che fa il tango, lo è. E’ gente che sta otto ore a lavorare, è un modo di relazionarsi. Dà una sensazione più reale della vita quindi ha una funzione sociale, di catarsi . 
Lilla: ( siamo arrivati al punto)Infatti!Il tango è nato, insieme alle altre danze popolari, come sfogo, come possibilità della gente di sublimare o contrastare la realtà. 
Il tango, nel 2004, come è successo in questo secolo e passa, ha avuto un’evoluzione come tutte le altre arti. Il tango di oggi, secondo te, ha ereditato il tango precedente reagendo però con il mondo che c’è adesso o è un tango che si è tenuto un po’ fuori dal tempo? 
Porpora: E’ un fenomeno insieme socialmente molto vecchio e molto attuale. Nell’ambito della comunicazione è sempre attuale cioè nella sua funzione di romperne i limiti. Allo stesso tempo è qualcosa di troppo primitivo per passare di moda. Siamo sempre vivi. Vogliamo essere quella parte dei sogni che è una proiezione di noi stessi in una forma superiore, vogliamo raggiungere un modo di vivere migliore… Chissà… era così la domanda?
Lilla: ( sono un po’ confusa) Cosa pensi della solitudine, ti senti solo?
Porpora:… Io ? se mi sento solo?.....si…. si… mi sento solo effettivamente( la voce si è fatta più piccola, è diventata un po’ infantile, fa tenerezza il modo in cui lo dice , sorrido)….ma ( con un guizzo, torna adulta) amico della mia solitudine, la mia solitudine non mi perseguita più.
Lilla: Pensi che la solitudine sia una condizione necessaria per lasciare che tu possa essere disponibile nel lavoro che devi fare?
Porpora: Si,è una condizione quasi fondamentale per essere disponibile, una specie di cura, una condizione reale che non possiamo evitare, e se la vogliamo evitare è chiaro che stiamo fuggendo da ciò che è inevitabile.

Sorrido ancora insieme a lui, abbiamo finito l’intervista.
E’ notte fonda ormai, abbiamo parlato a lungo. I rumori della hall tornano in primo piano. Fino ad ora eravamo come in una bolla temporale. L’atmosfera ha quel sapore del bisbiglio notturno interrotto solo da alcuni scoppi di risa. Sono quelli di una coppietta che ha amoreggiato tutto il tempo su un divanetto affianco a noi.
Un attimo di imbarazzo. Siamo stati concentrati a lungo ma sembriamo soddisfatti dell’incontro. Siamo un pò impacciati nel salutarci, mentre finisco di raccogliere tutti i miei sacchetti. 
Esco dal parcheggio dell’hotel con la testa pesante, come dopo una sbornia. Pablo mi saluta ancora dal tappetino
d’entrata del ristorante, quello che dà direttamente sull’autostrada. 

Ci vedremo domani a lezione. Buonanotte Pablo!

a cura di Marcella Formenti


Marcella Formenti
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