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Intervista a Martha Anton

Gennaio 2003, di Tiziana Voarino. Intervista a Martha Anton, storica milonguera di Buenos Aires, che ha dedicato la sua vita al tango ed in particolare al canyengue. Iniziai a studiar ballo all’età di sette anni, ma fu a diciotto che scoprii il tango e dopo quarant’anni non posso ancora farne a meno. Ebbi l’opportunità di studiare con grandi maestri. Quello che lasciò un segno indelebile fu Antonio Todaro. Fui sua assistente. Affinai ottanta orecchie e spalancai ventimila paia di occhi per capire il più possibile. Lui sapeva tutto. Ebbi la sensazione di essere risvegliata, di spalancare una porta su un nuovo mondo. Nel mio cuore c’è soprattutto il canyengue. Vivo per ballarlo ed insegnarlo. Il canyengue è l’essenza pura del tango, quello delle origini . Questo termine afro ha il significato di “camminare cadenzato”. E’ un ballo picaresco, sensuale. Un’esperienza incomparabile. Movimenti sincopati, interrotti e ben marcati che attribuiscono informalità: quella tralasciata dalla rigorosità nella postura e dall’eleganza, così evidenti nel tango attuale. Quando mi appresto a fare lezione elimino quello che mi circonda, dono me stessa. Se ballare il tango è come fare l’amore, insegnare è trasmettere il proprio bagaglio, questo modo di danzare il tango vicini vicini ed ottenere che gli allevi assorbano come spugne e a loro volta non lo dimentichino e testimonino la continuità. Oggi faccio tournée in tutto il mondo, esibizioni, stage, lezioni. Sto ballando con Manuel Salvadór, conosciuto come “el Gallego Manolo”. Balla il mio canyengue, appreso nello stesso barrio (n.d.r.: quartiere), perché questo tipo di danza cambia da quartiere a quartiere. Lui proviene dalle parti di Ciudadela, Beiró. Abbiamo lo stesso stile, tango da strada molto diverso dal tango show, da esibizione. Credo che, oggi, le milonghe, i luoghi dove si balla il tango, stiano rivivendo, siano nuovamente frequentati perché è il ballo dell’abbraccio e, nella società contemporanea, c’è veramente bisogno di questo tipo di avvicinamento, di incontro, di contatto.


Andrea Degani
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