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Passeggiando con Borges

a cura di:di M. Franco e S. Nicolini - i Viaggi di Republica

(Tratto da "I Viaggi di Repubblica" del 5 agosto 1999 -n. 90)

Il 24 agosto scorso è stato celebrato il centenario della nascita del grande scrittore. Abbiamo ripercorso i luoghi della sua amata città, oggi nuova metropoli dagli sfavillanti grattacieli e dagli immensi centri commerciali


Il 24 agosto 1999 sono stati cento anni dalla nascita di Jorge Luis Borges. Durante tutta la sua lunga vita, il poeta e scrittore argentino alimentò il proprio amore per Buenos Aires, città che, anche quando perse la vista, percorse instancabilmente in lungo e in largo, sia con le proprie gambe che con l´abile penna. Ancora oggi alla nuova metropoli degli sfavillanti grattacieli e dei centri commerciali, si affianca senza alcun complesso di inferiorità la città storica. Sia quella avversata da Borges che scimmiottava, benché magistralmente, le finezze architettoniche della Parigi degli anni 20 e 30 e della Madrid reale, che quella più umile e discreta che affacciava le semplici geometrie di costruzioni ad un piano verso i confini sconfinanti della pampa e dei suoi mitici cavalieri: i gauchos. Quasi non c´è strada, piazza, vicolo, casa, angolo o parco di cui Borges non abbia scritto, con la sua insuperabile miscela di amore e odio, entusiasmo e tristezza, complicità e distacco, ammirazione e amarezza. Una città elevata a mondo che Borges, anche quando divenne padre intellettuale della patria, non smise di esplorare con l´entusiasmo sognatore di un adolescente. Nessuno più di lui può far meglio da guida nella regina del Rio della Plata.

Possiamo iniziare le "passeggiate borgesiane" nelle viscere del pittoresco quartiere di Palermo Viejo, cuore geografico e spirituale della città, che il poeta innalza a vera e propria "mitologia". Palermo Viejo ripaga il suo vate battezzando Jorge Luis Borges la vecchia calle Serrano. Qui, all´altezza dell´ormai scomparso numero civico 2147, tra le strade Paraguay e Guatemala, visse con la famiglia il giovanissimo Jorge Luis. Nelle misteriose e auguste stradine il viandante si ritrova in un labirinto del tempo in cui non fatica a scorgere le ombre dei coltelli, la figura dei compari, le donne di malaffare ed il valore "porteño", cioè dell´abitante di Buenos Aires, temi molto cari all´autore argentino. I vicoli Bollini e Russell furono tra i suoi preferiti. In quest´ultimo, che conserva le facciate bianche e rosa delle case, egli ambientò il racconto "Juan Muraña"

Non lontano, al civico 3784 di Honduras, omettendo il sostantivo "calle" o "via" tanto per dirlo alla "porteña", ecco la casa, oggi biblioteca municipale, di Evaristo Carriego: "il primo spettatore - secondo Borges - dei nostri quartieri poveri". A pochi metri di distanza, delimitato dalle strade Guatemala, Serrano, Paraguay e Gurruchaga, la fantasia borgesiana individua il punto della "Fundaciòn mitica de Buenos Aires", dove cioè originò la città rioplatense. All´angolo delle vie J. L. Borges e Guatemala, apre le proprie porte in legno: "El viejo almacen. El almacen, padrino del malevo, dominaba la esquina". Questo spaccio trattoria, "padrino del malaffare", conserva intatta la propria architettura originale. Il giovane Borges lo frequentò quotidianamente e gli dedicò vari poemi.

Di fronte alla ormai caotica piazza Italia fanno bella mostra il Giardino Zoologico e l´Orto Botanico. Nel primo, considerato uno dei più importanti dell´America Latina, si ritrova quella stessa "grandeur" francese così tipica di tanti edifici della città. Fu un luogo molto importante per Borges che proprio qui scoprì la tigre, animale che attraversa tutta la sua opera così come: "Andava e veniva, delicato e fatale, carico di infinita energia...". Gli appassionati oggi si diletteranno con vari esemplari di tigre albina. L´Orto Botanico, incuneato tra le avenidas General Las Heras, Scalabrini Ortiz e Santa Fe, è il polmone verde di Buenos Aires. L´entrata è gratuita nel: "cantiere silenzioso di alberi, patria di tutte le passeggiate della capitale". Scritto da Borges, nell´Evaristo Carriego, c´è da crederci.

Continuando verso est lungo la avenida Santa Fe, si incrocia calle Laprida. Al numero 1214 sorge il Museo del Pan Klub, che un tempo fu la casa di Xul Solar, uno dei suoi due migliori amici e secondo lui l´uomo più intelligente che avesse mai conosciuto. Pittore, scrittore, astrologo e molte altre cose, si occupava anche di illustrare la rivista Prisma. Ideata da Borges, veniva collocata a mò di da- ze-bao sui muri della città. Con Xul Solar si riunivano in casa di quest´ultimo per leggere insieme i volumi di William Blake. "Non ho mai conosciuto una biblioteca più versatile e dilettevole che la sua", commentò l´amico scrittore in "Atlas"

Nel corso dei numerosi traslochi che effettuò, Borges approdò all´esclusivo Recoleta, quartiere situato nella zona nord orientale della capitale, che deve il proprio nome ai monaci dell´ordine dei Recoleti scalzi. Questi costruirono la chiesa di Nostra Signora del Pilar (1732) che, con la propria architettura bianca in stile coloniale, fa bella mostra nei frequentatissimi giardini omonimi, dove ogni domenica ha luogo il classico mercatino hippy. Nella casa situata al numero 222 di avenida Quintata, una delle più prestigiose della città, che diparte proprio dalle aiuole della Recoleta, Borges visse per sei anni e scrisse molti dei suoi libri. Tra questi: Inquisizioni (1925), La lingua degli argentini (1928), Quaderno San Martin (1929) e il celebre Evaristo Carriego (1930). Allo stesso indirizzo funzionò la redazione della rivista intellettuale Proa. Nel poema Buenos Aires ricorda così la strada in cui ebbe due domicili (l´altro al numero 263, dove visse tra il 1942 e il 1946): "È il marciapiede di Quintana in cui mio padre, cieco, pianse perché vedeva le antiche stelle". Oggi Quintana è una tranquilla via residenziale che non ha molte curiosità da offrire al visitatore. Conviene quindi perdersi tra le più animate stradine che la attraversano, il gusto delle cui vetrine è forse la sorpresa più piacevole che riserva la Recoleta insieme ad una atmosfera frizzante, simile a quella del Marais parigino.

Parallela all´avenida Quintana si distende l´avenida Alvear, tornata all´antico splendore da quando è stata scelta da grandi firme internazionali per aprire le proprie boutiques: da Cartier a Versace, da Louis Vuitton a Ralph Lauren, da Hermes alla Ferrari. La strada è dominata dal superbo palazzo dell´Hotel Alvear, il più aristocratico tra i cinque stelle di Buenos Aires. Per imbattersi nuovamente nello spirito di Borges bisogna camminare una decina di minuti fino al 2190 di avenida Pueyrredon, proprio dove crea l´ampio incrocio con avenida Las Heras. Al quinto piano di questo bell´edificio d´angolo dalla sobria facciata bianca, il poeta argentino visse per tutti gli anni 30. A quei tempi, come scrisse a un amico, il panorama spaziava fino ai barchini del Rio della Plata passando per il cimitero della Recoleta. Se la vista del fiume è oggi preclusa dalle costruzioni che occupano la tranquilla e supervalutata zona residenziale di La isla, il camposanto è ancora lì e non è certo irriverente considerarlo il vero e proprio centro del quartiere. Lo visitano circa cinquantamila turisti l´anno. Non c´è da stupirsene: tra i suoi vialetti all´ombra dei cipressi, giace buona parte di coloro che hanno fatto la storia argentina: dal presidente Domingo Faustino Sarmiento fino alla osannata Evita Peron. Borges sempre immaginò che i propri resti avrebbero riposato qui, dove la propria famiglia ha una tomba e non al Plain Palais di Ginevra, in cui attualmente è sepolto. Frequentò sin da giovane questo cimitero. Spesso vi veniva con i suoi celebri amici e colleghi Adolfo Bioy Casares, Silvina e Victoria Ocampo, Leopoldo Marechal. Per saperne di più può richiedersi all´entrata la piantina che segnala l´esatta ubicazione di una cinquantina di mausolei di nomi illustri.

L´ultimo domicilio di Borges ed il più duraturo, vi visse quarantuno anni, fu quello al sesto piano della calle Maipù 994, a pochi passi dalla bella e verdissima piazza San Martin, in una delle aree più vive e pulsanti di Buenos Aires. Finalmente una targa ricorda il grande scrittore che tanto ha dato alla propria città. Così si espresse in un´intervista rilasciata nel 1977. "Dalla morte di mia madre vivo solo, con la donna che ha cura di me, in un appartamento assai modesto. Conduco una vita semplice. Sono sobrio, non fumo, detesto gli alcoolici, gli sports non mi hanno mai interessato; non vado mai a riunioni sociali. In questa casa non c´è televisione, né radio, né giradischi. Già sono vecchio. Insisto che mi sento un uomo del diciannovesimo secolo".

Borges amava passeggiare e meditare ogni pomeriggio verso le diciotto nei giardini di piazza San Martin. Continuò a farlo anche da non vedente. Scrisse nel suo primo libro riferendosi a quell´impenetrabile volta verde. "Ogni sentimento si calma sotto l´assoluzione degli alberi-jaracanda...". Quando invece si trovava solo in casa senza nessuno che potesse trascrivere i nuovi versi che ideava, il poeta scendeva a chiedere aiuto alla gentile signora Elizabeth Blast, proprietaria della libreria La Ciudad, nella Galleria del Este di fronte il proprio appartamento. Ricorda la signora Blast: "Arrivava con un paio di fogli bianchi. Si sedeva nel suo tavolino, chiedeva a qualcuno di noi che appuntasse e dettava. Quindi, dopo la "siesta", ritornava e si faceva rileggere varie volte ogni riga, indicando le correzioni. Il libro La rosa profonda lo dettò praticamente tutto qui". Altre volte Borges voleva soltanto conversare con i clienti, ai quali immancabilmente chiedeva di dove fossero per attaccare bottone. La libreria è aperta ancora oggi e la signora Blast mostra con composto orgoglio il tavolino usato dal poeta, tuttora situato a ridosso di una delle vetrine in cui sono in vendita edizioni di testi borgesiani, realizzate dalla stessa La Ciudad.

Nella plaza San Martin, delimitata a nord dalla Torre degli inglesi, così chiamata perché venne interamente costruita a immagine del Big Ben di Londra, con materiali e manodopera importata dall´Inghilterra, nasce la più celebre strada "porteña": Florida. Inaugurata nel 1814 è composta soltanto da nove isolati ad uso pedonale, sufficienti per trasformarla in una vera leggenda latinoamericana . Borges la percorreva a piedi ogni giorno per raggiungere il suo ufficio di direttore della Biblioteca Nazionale, ruolo che occupò dal 1955 dopo la caduta di Peron. Durante il tragitto era solito fermarsi davanti alle vetrine della libreria "El Ateneo". È tuttora la più fornita di Buenos Aires e anche coloro che non hanno dimestichezza con la lingua spagnola, saranno tentati di aggirarsi tra gli alti, vetusti e ricolmi scaffali in legno che occupano ben tre piani dell´edificio al civico 340 di Florida. Alla fine del tragitto Borges giungeva presso un monumentale edificio in calle Mexico 564, che però oggi non ospita più la Biblioteca Nazionale. Siamo a San Telmo, se possibile il più autentico dei quartieri storici di Buenos Aires, nonché il più antico della capitale argentina. Fondato 462 anni fa all´angolo delle strade Brasile e Defensa, è una riuscitissima mescola di case basse, conventillos: le caratteristiche costruzioni popolari erette intorno ad uno stesso cortile, casone del secolo scorso abbellite da mosaici in stile spagnolo e palazzi più recenti riadattati ad eleganti lofts.

A pochi metri dalla Biblioteca Nazionale, al civico 524, un edificio color crema è la sede della Sade: la prestigiosa società argentina degli scrittori, di cui Borges fu presidente. Con soddisfazione, quando aveva un ospite di riguardo, gliene mostrava i patii a cui tuttora si accede passando per delle belle cancellate in ferro battuto. Nel primo dei suoi cortili ci si può ristorare seduti ad uno dei tavolini. Altre volte Borges amava mostrare al nuovo venuto, nel vicino vicolo pasaje San Lorenzo, la bizzarra casa del civico 380, oggi in rovina. Con appena due metri di larghezza è l´edificio più stretto di Buenos Aires.

Forse soltanto il quartiere di Palermo destava tanta ammirazione nello scrittore argentino come quella che provava per Il Sud, nome usato per indicare la zona di San Telmo, Monserrat e parte di Costitucion. Ma è meglio che ce ne spieghi la magia lo stesso Borges: "Più che un´area definita della città, più che l´area delimitata dal paseo Colon e dalle strade Brasil, Victoria, Entre Rios, "El Sur" è la sostanza originale di cui è fatta Buenos Aires... gli oscuri alberi di fico..., le case basse e gli angoli dalle facciate rosa; ...uno spaccio illuminato nella notte, una faccia di un uomo, una musica..., queste conferme, ora, soltanto me le da El Sur...".

La collina di otto ettari del Parco Lezama domina il confine tra i quartieri di San Telmo e Costitucion. Ospita un anfiteatro, sculture e vari "miradores", belvedere dai quali in passato si osservava il biondo Rio della Plata. Oggi ogni punto panoramico è delimitato da un´antica ed elegante balaustra bianca, che ripete lo stile barocco del Museo Nazionale di Storia, situato in quello che era l´edificio principale di una vecchia fattoria. "Ho ricordi molto grati e ricordi molto personali, che naturalmente non penso di raccontare, del Parco Lezama. Provo molto affetto per il Parco Lezama", confessò il grande Borges, che nel 1944, sorpresovi da un poliziotto a baciarsi con Stella Canto, fu tradotto al commissariato per essere identificato.

Per ultima in questa esplorazione della Buenos Aires borgesiana va lasciata la casa che gli dette i natali. Occorre raggiungere la calle Tucuman all´altezza del civico 846, in pieno microcentro. La "downtown porteña" è la parte meno appariscente della città, la meno fotogenica, la più irruenta. Soltanto chi ha saputo avvicinarsi a questa vulcanica metropoli con lo spirito giusto, imparando ad amarne le tante contraddittorietà, potrà apprezzarne la grigia, fumosa caoticità. Il futuro grande saggio della letteratura argentina nacque nella casa del civico 840, già da tempo demolita. Al numero 846 una targa ricorda il felice evento. Se non rappresenta per voi una soddisfazione sufficiente, fate come Borges: sognate ad occhi aperti ciò che più vi aggrada immaginare.


Elvio Meneghel
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