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Paese che vai, usanze che trovi

a cura di:Paola Pomioli

Poco tempo fa mi sono imbattuta in questo sito e nell'articolo di Elisabetta Muraca sui codici di comportamento nel tango. Le sue osservazioni su determinati modelli comportamentali e la sua esperienza berlinese mi hanno aperto le porte su un mondo sconosciuto e spinto a volerne sapere di più. Ho scoperto che ci sono molti modi per segnalare ad altri ballerini che si vuole ballare con loro, che si è in coppia o che non li si prende affatto in considerazione. Grazie a varie testimonianze mi sono resa conto che questi "segnali" fanno parte di un codice sociale funzionale. Non c'è dubbio che gli argentini li capiscano e reagiscano di conseguenza, insieme a tutti coloro che agiscono all'interno dello stesso sistema di comunicazione sociale. Questo universo comunicativo è affascinante, proprio perché è intatto. In Argentina i ruoli dell'uomo e della donna nel tango sono rimasti fedeli ai modelli originali che hanno generato questo ballo. In un certo senso, gli uomini argentini si comportano proprio come i nostri uomini italiani: aprono la portiera della macchina, aiutano la donna ad infilarsi il cappotto, pagano il conto al ristorante e così via. In Germania e, in particolare, a Berlino le cose stanno diversamente. Da un lato, ci sono mancati – fortunatamente – la dittatura, i desaparecidos e l’inflazione che fanno parte della coscienza argentina e quindi del loro tango, dall’altro abbiamo vissuto le lotte per l'emancipazione femminile e il disgregarsi della famiglia tradizionale. Questi due fattori condizionano la società tedesca molto più di quella italiana. Qui il codice di cui parla Elisabetta Muraca è noto solo a pochi e non viene trasmesso dagli insegnanti agli allievi, perché per gli argentini è un codice non scritto e per i tedeschi non esiste più. Qui esso in genere non funziona. I tedeschi e, in parte, anche gli argentini di adozione vanno ad invitare personalmente la donna al tavolo e, se lei rifiuta, il suo no viene accettato, più o meno sportivamente. Naturalmente gli uomini hanno sempre un asso nella manica: se vedono che la prescelta non si alza dalla propria sedia, possono sempre deviare in direzione del bar o della toilette, come se niente fosse stato. E lo fanno anche! A Berlino la donna non accetta un invito per compiacenza. Può accettarlo per vari motivi. Ma in genere lo accetta perché sa che ogni tango e ogni tanda possono essere un’occasione da non perdere. Questo tipo di aspettativa fa sì che non ci si lasci dopo un solo tango. In questo senso, la tanda esiste ancora, ma non viene annunciata e spesso neanche conclusa da una cortina. Qui si ballano insieme alla stessa persona almeno tre brani consecutivi, lasciandosi con la consapevolezza che si è avuto modo di dare il meglio di noi stessi e l'altro/a non ha avuto motivo per abbandonarci sulla pista prima del tempo. Questo tipo di comportamento può sembrare in contrasto con l’emancipazione femminile, ma in realtà la trascende. Esso ha molto a che fare con la ricerca di comunicazione e di interazione che spinge le persone a ballare il tango a queste latitudini. Siamo tutti individui pronti a lottare ogni giorno in un mondo di lupi, ma rimaniamo uomini e donne che non smettono di cercarsi. Il tango ci offre una piattaforma di comunicazione con noi stessi, con il partner e di interazione con la musica. Nel tango cerchiamo la possibilità di trascendere il divario tra anima e intelletto – corpo e mente – che impregna le nostre esistenze. Nel tango si cerca qui una possibilità di evasione, seppure temporanea, dal tran tran della vita quotidiana. A Berlino questo ballo è un fenomeno urbano come lo è a Buenos Aires. Il tango va inoltre inventato ogni volta. Ogni coppia è diversa dall’altra e con ogni ballerino/a le possibilità di interazione sono infinite, a seconda dello stato d’animo, della musica riprodotta in quel momento e della sensibilità con cui si risponde agli impulsi dell'altro/a. Ogni tango viene vissuto come un'occasione di incontro irripetibile, in particolare quando vengono superate le barriere interpersonali e tra i ballerini si instaura un intenso scambio non verbale. Ognuno sa che la magia di un determinato incontro, la possibilità realizzatasi di trascendere la quotidianità e la solitudine, non si ripeterà. Tuttavia, ogni nuovo tango è una porta che può aprire nuove possibilità. La ricerca dell’abbraccio, seppure effimero, durante i tre minuti di un tango è talmente radicato nella mentalità berlinese, che non cessa con l'ultima nota di un brano; in genere l'uomo tiene abbracciata la "dama” ancora per qualche secondo, prima di riaccompagnarla al suo tavolo o invitarla a bere. In questa città si parla da tempo dell'affievolirsi della passione per il tango ma, a dispetto di una costante trasformazione del tango, della sua musica e della musica su cui viene ballato, i berlinesi rimangono fedeli a questo ballo che è diventato per loro un modo di affrontare la vita. Qui il tango cambia e si allontana dalle sue origini, ma è capace di evolversi rimanendo fedele al messaggio di speranza di cui è portatore.


Paola Pomioli
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
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