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A chi come me e te

a cura di:Angelo Liuzzi

Non so dirti con parole più semplici una strada che piange. Le luci sono lacrime che restano sospese sulle gote dell'aria, ogni finestra è una voce che sbatte infreddolita nella ricerca della sua eco. La notte è scesa su questa strada quando ho creduto d'aver avuto sonno di te. Ora so, non era sonno, ero cieco d'un amore che mi ha voluto risparmiare una fatica. Ma non c’è vita senza fatica, non c’è nome senza una voce che lo chiama.

Da tutta una vita aspetto quella voce, e tutta l’irrequietudine della cecità mi ha reso sordo, fermando le mie sillabe in una smorfia a bocca idiota. Così, senza ascoltare o invocare aiuto, ho perduto la mia casa nel buio finto di questa città sconosciuta. Il calore finto delle luci asciuga le lacrime vere. Il sonno è una perenne veglia infinita. Non posso dire nemmeno di provare dolore, perché la mia sofferenza risiede nell’assenza della vita. Ma io ho musica che scorre nelle vene e note come parole che piangono il tuo nome. E la mia fantasia danza nei tuoi occhi quando, nel buio della mia solitudine incomprensibile, mi cercano. Allora smarrito riprendo l’antico sentiero che rese sotto i miei piedi le foglie d’un autunno impietrito.

Scivolano, adesso, i miei piedi. Il vento suona quelle foglie sanguigne. Il fiume vicino è negli argini. Siamo alle prime luci dell’alba. E siamo in due nel nostro abbraccio fangoso. Stretti e senza forze sappiamo entrambi che non ci staccheremo. L’ansimo dell’uno è il respiro dell’altro. Cadremo al suolo come foglie, e come foglie il vento suonerà il nostro nome. Il mio nome il tuo. Un’unica nota pronunciata sull’altare del ricordo.

Ci perderemo? Nella mia vita ho amato una sola donna e mille corpi. Mille corpi di una sola donna. Ora, non desidero altro che finire questa donna nel tuo corpo il resto della vita. Perché io so che a fatica porteremo i nostri passi davanti a Dio; ma ci befferemo di lui, danzando ancora, avvinghiati, noncuranti della sua presenza, come se i suoi occhi fossero occhi stupiti di chi in vita ha invidiato la nostra intimità presuntuosa. E se fossero occhi sapienti come ci dicono, poco importa, allora capirebbe quel nostro dimenarci. E se occhi non ci fossero ad aspettarci, tanto meglio! Soli, dei di un nostro tempo infinito, avremo la certezza che nulla potrà arrestare la nostra danza.

Non senza illusione, non senza fatica, so dirti amore mio parole più semplici, in una strada che piange deserta l’attesa; senza sapere che non ti vedrà più uscire da quel portone. Non senza parole amore mio so dirti che sono qui, ad aspettare di prenderti nuovamente nelle braccia, mischiando i nostri umori, confondendo gli odori. Dimenticando chi dell’uno è finito nell’altro. Dimenticando Dio e il suo nome. Dimenticando persino, danzando, il nostro dolore!

 

Angelo Liuzzi

 


Angelo Liuzzi
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a angeliuzzi@yahoo.it