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Una città di tangueros

a cura di:Anna Tagliacarne di ViviMilano

Affollano gli spettacoli, frequentano i locali, seguono lezioni. I milanesi sembrano stregati dal tango e dalla sua musica malinconica e sensuale. Luoghi, musicisti, maestri: dove e come sognare Buenos Aires

La signora chiude gli occhi. Sembra irrigidirsi in una posa altera, invece in un attimo si abbandona tra le braccia del cavaliere che la stringerà tutta la notte e la guiderà in un mondo dove l´uomo conduce il gioco e la donna è seguidora, come dicono i «tanguèros», gli instancabili ballerini di tango che da qualche tempo riempiono le sale dei locali milanesi. Seguidora, una donna che si fa condurre dove il cavaliere la porta, ma con un ruolo creativo, perché dentro quello spazio ritagliato dall´altro, lei inventa i suoi passi. La «dama» immagina le mosse che l´avvicineranno ancora di più a chi la stringe, e insieme i ballerini si intrecceranno con tecnica perfetta e passione. Ruoli distinti, passi sincronizzati, i piedi si muovono veloci, sembra che si scontrino con forza invece si sfiorano appena e non si intralciano mai. I polpacci si piegano all´indietro con la rapidità di uno schiaffo.

Poi, la coppia trova la sua sintonia, il suo ritmo nella melodia triste del tango. Perché il tango è malinconia, a volte rabbiosa, sempre appassionata. Si dice che il tango sia un´emozione, un sentimento in sintonia con la città, Buenos Aires o Milano che sia.

Delirio di applausi

«La tecnica è soprattutto nell´abbraccio. Per questo, per capire il tango devi avere dentro qualcosa che te lo fa "sentire": balli per quello che sei, per quello che senti», dice Luis Castro, che con Claudia Mendoza forma una delle migliori coppie del mondo di ballerini di tango. Insieme ballano con la compagnia Forever Tango a Broadway, ma nel mese di febbraio si sono esibiti al Salone dell´Acqua Potabile, in piazza Carbonari, in un interminabile delirio di applausi, aggiungendo fuoco alla dilagante passione che sta contagiando i milanesi, soprattutto trentenni e quarantenni. Anche se in pista, e a lezione, ci va chiunque, dai venti ai settanta nelle numerose scuole sparse per la città.

I più assidui sono i professionisti, giornalisti e architetti, medici e ingegneri. E tanti universitari. Gli appuntamenti fissi (vedi box) sono il lunedì al Sabor, il martedì al Bellezza, il mercoledì all´Acqua Potabile, il giovedì e sabato al Cafè del Tio, il venerdì al Tangoy, perché ogni giorno della settimana è buono per infilare scarpe con tacchi alti e gonne con spacchi vertiginosi, oppure gilet e pantaloni neri. L´importante è fingere d´essere in una milonga di Buenos Aires, ballerini porteñi dei quartieri de la Boca o di san Telmo anziché milanesi dei Navigli. Per chi vuole imparare, la cosa migliore è andare in uno di questi locali, passare una serata immersi nell´atmosfera, assistere a una lezione e se nasce l´interesse contattare i maestri: molti di loro insegnano in diverse scuole, secondo il livello degli allievi. Perché il tango esercita tanto fascino? «C´è molta solitudine, e il tango è un ballo intimo, si sente l´attenzione di chi balla con te, dell´uomo che fa muovere il tuo corpo. Noi argentini diciamo che il tango es como la vida, perché lo puoi ballare come vuoi: in maniera elegante, sensuale, triste. Dipende da come stai». Lo dice Marina Fuhr, insegnante e coreografa argentina che ogni settimana spiega come ballare il tango a un centinaio di allievi (divisi tra il Sabor e Lo Studio di via Molino delle Armi, l´Acqua Potabile di piazza Carbonari, i corsi comunali di via Bergognone e la Scuola Venditti di via Monfalcone). Tanto è il suo amore per il tango che per diffonderlo ha creato un movimento, un´associazione di appassionati che si chiama «Tangomorphosi» che organizza serate, spesso con ballerini famosi. E continua: «Quando balli ti dimentichi del mondo, senti solo lo spazio attorno a te e l´uomo che ti stringe e che ti trasmette una grande dolcezza, una grande forza. Impararlo non è difficile, perché il tango è camminare con eleganza, e dopo che hai imparato questo, lo puoi complicare con tutto quello che ti passa per la testa».

Un ballo maschilista?

Ma una difficoltà c´è, secondo un´altra in segnante argentina, Rosanna Remòn: «L´aspetto più difficile per una donna è sentirsi dominata dall´uomo, perché oggi le donne sono completamente indipendenti. Il tango le riporta in una situazione in cui l´uomo domina: forse è un ballo maschilista, ma è forse questo che piace tanto. La donna si sente donna, e l´uomo, che ha perso buona parte del suo potere nella vita quotidiana, ballando lo riacquista». Rosanna Remòn, che dà lezioni alla scuola Mediterranea di via San Gerolamo, alla scuola Maggioni di via De Sanctis e a Nonsolodanza di via Pastrengo, spiega che per ballare bene il tango, con sentimiento, non basta imparare i passi, ma bisogna lasciarsi coinvolgere, «ascoltare tutti i sensi del proprio corpo, sentire le emozioni».

Secondo gli insegnanti, il tango è un ballo di improvvisazione, fatto soprattutto di portamento e di pochi passi base, denso di sensualtà e di grazia, definito da un rapporto chiaro tra l´uomo e la donna, ricco di stati d´animo, e quelli umani sono in continuo mutamento. La definizione più celebre, e forse abusata, a proposito del tango è quella del compositore-poeta Enrique Santos Discépolo, chiamato Discepolin (oppure El Naso) che scrisse: «Tango, un pensiero triste che si balla». Ma la tristezza è solo una delle componenti di questa danza nata (pare) nei bordelli di Buenos Aires, e ballata, all´inizio della sua storia ormai centenaria da portuali e donne di vita, le sole capaci di tirar fuori un coltello per difendersi dagli eccessi maschili.

Bisogno di contatti

Ecco una considerazione ancora diversa, di Osvaldo Roldàn, argentino trentottenne, insegnante di tango alla Canottieri Olona, e fondatore insieme alla compagna Monica Maria, di Tangoy (cioè Tango Oggi): «Il tango colma un vuoto, soddisfa una necessità, quella di stare insieme, di comunicare, conoscersi, sentire l´altro e far sentire se stessi, forse perché negli ultimi vent´anni tra uomo e donna c´è stato più conflitto che intimità. Il tango consente di avvicinarsi, fa nascere delle coppie. A Milano chi si avvicina al tango va oltre l´«istruzione». Qui ci sono tanguèri che viaggiano, approfondiscono, leggono, si documentano, ascoltano musiche: non credo che, come è stato per altre danze latino-americane, sarà una passione passeggera.

La sede di Tangoy (che apre i battenti ai ballerini ogni venerdì sera) è sopra lo Zelig (il locale di viale Monza), di fronte alla porta di una sezione con il simbolo del Pds dedicata a Luciano Lama. L´ambiente è anni Cinquanta, l´aria un po´ vecchiotta e comunitaria da dopolavoro aziendale. Niente di più adatto per gli appassionati di tango. Che a Milano, in fondo, sono solo gli ultimi rapiti dalla musica e dalla magia. Come dicono gli argentini: todo mundo baila tango. Sembra, e chi l´avrebbe mai detto?, che i giapponesi (dopo gli argentini, ovviamente, e i francesi) siano i tanguèri tra i più fanatici al mondo. «Il tango è una danza adulta, una musica che non si apprezza se si è troppo giovani. Infatti ai corsi si presentano allievi diciamo dai 28 anni in su», spiega Alberto Colombo, insegnante italiano che dà lezioni sia ai principianti sia ai più esperti all´ArciBellezza di via Bellezza. «A Milano il tango sta diventando un fenomeno un po´ elitario, proprio perché la musica non è delle più facili, presuppone una sensibilità appunto adulta. Ballare sulle note di un violino o un bandoneòn, magari dopo avere frequentato per anni discoteche frastornanti, non è esattamente naturale, non è da tutti».

Forse non è da tutti il tango. Ma allora perché ogni sera a Milano centinaia di persone si lasciano trasportare in questo sogno da una musica malinconica, intrisa di nostalgia, tenerezza, sensualità. Cos´è che attrae in un ballo che esprime sempre e comunque amore? Alejandro Angelica, giovane maestro di tango argentino che insegna al Mosaico di via Giulio Romano (ma anche in altre città italiane) ha una sua idea: «Il tango è la musica della nostalgia per ciò che è lontano, per la propria terra, il proprio amore, la gioventù: quello c he si è perso. Per questo piace ai milanesi che sognano quello che in questa città non c´è più». by ANNA TAGLIACARNE

© 1999, Il Corrirere della Sera


Elvio Meneghel
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a elvio@tango.it