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EFFETTO TANGO (EL FINAL)

a cura di:Angelo Liuzzi

È possibile che io sia ancora un poveraccio che non abbia capito nulla di cosa sia o di come si balli il tango. È possibile! Questo è il mio ultimo articolo che chiude un ciclo, iniziato come un giovane che intraprende un percorso da allievo e che approda ad un nuovo lido; pieno d’entusiasmo e passione all’inizio, pieno di consapevolezza e amarezza alla fine. Ora questo giovane allievo deve prendere un’importante decisione. Rimanere fermo su quello che ha imparato o partire per altre esperienze, capendone i nuovi limiti. Naturale che detta così, è doveroso aspettarsi che alla fine dell’articolo, il giovane, - non più così giovane, - prenda e parta. Sicuramente questa ne è l’intenzione.

Sono adirato col mondo del tango, completamente! Parlo ovviamente di quel mondo che mi si è presentato in Italia; e presto o tardi tutti i bravi ballerini passano da questa conclusione. I maestri, per fare solo un piccolo esempio, che ballano solo tra di loro, al massimo coi propri allievi, come se avessero paura di sfigurare agli occhi di un pubblico ignorante per giunta, attirato solo dal nome e dalla figura del "maestro".

Oggi bastano qualche anno di lezioni e un po’ di talento, - nemmeno quello a volte! - da rendere un qualsiasi individuo un maestro. Tutti vogliono fare i maestri, ma insegnare è l’arte più difficile del mondo, non basta illudersi d’esistere. Nel mio ultimo articolo osannavo Bologna quasi fosse la capitale del tango italiana. Non esiste capitale del tango in Italia e per grazia del dio a quattro gambe non esisterà mai una capitale, come è impensabile che si istituzionalizzi il tango in una scuola o accademia formale che rilasci tanto di attestato.

Vivo da qualche mese a Bologna, ballo ogni giorno e ho già il volta stomaco, dopo essere scappato da Pisa, da Firenze, da Milano, da Torino, da tutti i centri, insomma, "considerati" rinomati. Di cosa mi lamento poi? Il tango nasce come faida di quartiere, è logico che i maestri adesso si facciano la guerra tra di loro. La differenza purtroppo, se prima la faceva la fame e l’orgoglio di conquista territoriale, - si doveva sopravvivere e c’era troppa gente, - oggi è solo d’orgoglio di uno scambettio inutile di pseudo ballerini puerili che, anche se dotati di talento, si fanno la guerra tra di loro per una manciata di allievi in più al mese.

Possono così imbonirsi l’ego. Questo accade ovunque in Italia, che i maestri siano argentini o no. Nessuno sarà mai umile da riconoscere i propri limiti, e questo perché si usa il tango solo come rivalsa a qualcosa di incompiuto della propria vita, cioè nato da un’insoddisfazione di fondo. Da un’inadeguatezza al vivere! e diciamolo pure, anzi GRIDIAMOLO, ma dove sono davvero i bravi maestri?

Consideriamo bravi solo quelli che ci danno quello che vogliamo e "loro" si considerano tali solo perché si credono capaci nel ballo rispetto ad altri. Insegnare è un’altra storia. Cosa sarebbe stato Antonio Todaro, il maestro dei maestri, se avesse pensato al proprio narcisismo egoidale di ballerino, un uomo che non si è mai voluto definire professionista.

Tutto questo ovviamente si può capire e giustificare, ma io ora mi sono rotto i coglioni di "loro" e di quello che vogliono far credere che sia il tango. - Sì, dato che questo è il mio ultimo articolo in prima persona, mi permetterete tutte le volgarità del caso. - Di questo periodo poi il tango fa tendenza!

Il tango non cerca proseliti ma è cambiato persino in Argentina a causa nostra, dico, a causa di noi turisti che abbiamo imposto agli argentini di insegnarci il tango come lo volevamo noi, perché la nostra cultura falso cattolica repressiva ha imposto la propria esigenza di vedere il tango solo sotto la forma della passione e della sensualità! Ora mi spiego la fatidica frase: "il tango è un sentimento triste che si balla". È la classica serpe che si divora la coda: noi abbiamo preteso dai maestri di darci tutto e questi hanno avuto la pretesa di darcelo.

Così, è stato possibile trasformare ottimi maestri in scadenti esseri umani e precari esseri umani in maldestri ballerini. Mi riferisco, - attenzione! - ai vari Carmona, Verón (ce ne sono tantissimi), costretti a difendersi dalle varie pretese sempre più esigenti di allievi che cercano un primato nei loro cuori. Come gli abbiamo ridotti! Verón è costretto a fare l’insofferente e scappa e insulta perfino. Carmona ha dovuto inventarsi una pseudo teoria di psicotango. Tra un po’ istituiranno una cattedra apposta per lui, psicotangologia applicata: tutti i problemi che credevate di avere e che non avevate, ora gli avete sul serio!

A parte ogni SCHERZO, io, i veri maestri sto incominciando a conoscerli, e sono quelli che passano inosservati dalla ribalta e che per questo non menzionerò affatto qui, perché chi vuole davvero conoscere il tango se li deve cercare e sudare. È molto facile fare dei nomi come quello dei fratelli Zotto, degli Aquino, dei Zubizzareta, ecc… Insegnanti e ballerini spettacolari, superbi, ed i vari Festival sono sicuramente luoghi stupendi perché danno l’opportunità di conoscere e di ballare con persone diverse e quindi forme nuove, ma sono solo un ritrovo di vampiri.

Vampiri sono i tangheri, dove il sangue si sostituisce alla costante ricerca di emozioni nuove, traviate dall’insoddisfazione personale. Chi balla alla fine non fa nient’altro che quello e lo fa anche in maniera molto discutibile. Non hanno la ben che minima cultura di cosa ci sia fuori da questa nicchia calda e rassicurante. Altra musica, un libro, una poesia, un film un po’ più impegnato; la maggior parte dei tangheri non sanno nemmeno cosa sia il mondo fuori, lo hanno dimenticato. L’ignoranza in questa grassa famiglia è abissale!

Ma anche questo si può capire e giustificare, ovviamente! D’altronde cosa ci si può aspettare da chi vuole credere per forza che il tango sia nato nei bordelli con le puttane che sfiancavano i clienti per non doverseli scopare? Una parte di verità ci sarà sicuramente, come vere pure le coltellate di quartiere. Quindi è impensabile che un ballerino non voglia ad un certo punto mettersi in mostra per dimostrare: quanto sono bello io, quanto sono fico!

BUFFONI! Una massa di buffoni deambulanti, sì, come in un ospedale; si aggirano bisognosi di cure e premure. Un altro esempio: si può ancora credere che sia l’uomo a condurre e la donna a seguire? Fa comodo certo! come se il tango fosse solo un gioco di ruolo.

Un vero uomo sa dal primo contatto cosa sarà in grado di fare la donna nell’abbraccio, allora chi è che conduce il gioco adesso? Si deve spingere la donna al limite delle sue possibilità senza strafare. Sono osceni quegli uomini che si agitano come pesci nella rete. Quanti sanno davvero in pista camminare e basta? Quasi nessuno. Tutti devono per forza sentirsi guardati e tutti devono per forza farsi notare mentre guardano. È tutto un pettegolezzo ozioso. Se è così ovviamente è perché alla maggior parte della gente questo piace.

Come per il disegno, la punta delle dite si muove per prima, segue il polso nel solco del foglio, poi il gomito, il braccio se necessario, e tutto questo è il petto, o se preferite il cuore, che comanda il movimento. Allora.., la punta dei piedi, segue la caviglia nel solco del giorno, poi il ginocchio, la gamba se necessario, e se un dio esistesse davvero vedrebbe dall'alto solo lui i disegni che siamo in grado di tracciare per terra. Cerchiamo di risparmiare gli scarabocchi!

Partirò a gennaio per Buenos Aires e spero, come fece il mio bisnonno, di trasferirmi e rimanerci. I tempi sono cambiati, lo so, ora l’Argentina non può offrirmi di ché vivere, ma ci proverò ugualmente e se non ci riuscirò, pazienza. Spero di cambiare ancora, spero di riuscire a disegnare finalmente qualcosa di bello, per terra, che la musica come l’acqua sulla battigia marina, si porterà via.

Scusate quindi le volgarità e le accuse, che naturalmente sono rivolte a me in prima persona; in fondo tutti noi non siamo sempre alla ricerca di qualcosa che ci distingua l’un dall’altro, e poco importa se in peggio o in meglio, l’importante è sentirsi diversi. Come siamo tutti uguali in questo!

Vostro, Angelo Liuzzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Angelo Liuzzi
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a angeliuzzi@yahoo.it