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Il mio Tango

a cura di:Ermanna

Il mio Tango.

 

Tango, una musica, una parola, un  ricordo che vivono nella mia infanzia da quando bambina ballavo incerta tra le braccia forti di mio padre, improvvisando temerari casque’.

Quante volte ho pensato di iniziare a ballare tango, quante volte ho cercato un insegnante ed ho abbandonato l’idea. Troppo particolare, troppo unico, troppo poco conosciuto dalle persone. Per I giovani esistono le discoteche e I balli latini, il tango e’ qualcosa di demode’, di old style, di rifritto, di obsoleto, o forse…di sconosciuto.

Solo adesso mi rendo conto che, inconsciamente, tante volte le mie cene di lavoro o I miei drink con gli amici erano accompagnati da un sottofondo musicale argentino, riarrangiato da un’orchestra per musica ambientale.

Oggi, al sentire le varie canzoni, all’ascoltare le parole tristi e struggenti dei vecchi cantanti di tango, ricordo uno per uno I pezzi che avevo gia’ ascoltato inconsapevolmente nelle mie serate.

E’ come un piccolo puzzle che trova forma, che finalmente si colloca nel suo piccolo quadro e  rallegra la mia mente.

Non avrei mai pensato di decidere finalmente di imparare il tango, ci sono voluti trentatre’ anni prima di entrare nel salone, indossare le mie scarpe e muovere I primi passi. Troppi anni lasciati senza assaporare una sensazione cosi’unica e cosi’ appagante.

Forse e’ vero che ognuno di noi sceglie nel ballo la forma espressiva che piu’ si addice al proprio modo di essere, di sentirsi, di vivere. Il tango e’ bello perche’ triste, struggente, appassionato, emozionante, silenzioso, sottile, arrogante, prepotente. Il tango e’ una passione eterna che sfoga nel ritmo incessante e trova pace solo nel gentile riposo momentaneo di un passo leggero e calmo. Il tango e’ il mio modo di vedere la vita: decisione, forza, passione, melanconia, amore, dolcezza … Osservare due corpi muoversi in perfetta armonia, scrutandosi, cercandosi, respingendosi, rincorrendosi nel vortice di passi a quattro gambe che alimentano la vita stessa della musica, fino a terminare nel dolce sospiro della fine…

Negli occhi delle persone, nelle parole della gente, nei ritmi della mia vita, ho vissuto, sentito, ascoltato, I ritmi del tango.

La realta’ e’ quella che viviamo, non quella che esiste. Il nostro io, la nostra anima, la nostra mente genera in noi l’immagine della nostra vita e causa in noi un modo unico di rispondere agli stimoli, alle situazioni, agli interscambi personali. Il mio modo di vedere le persone, la realta’che mi circonda e’ un po’triste, un po’melanconico, un po’serio, molto passionale, e’ fondamentalmente tutto questo e un poco di piu’.

I ritmi caraibici sono stati la mia passione per cinque anni: lo stordimento della musica assordante nei salon de baile dove il tempo del ballo si alternava a ricchi sorsi di cuba libres, pina coladas, bacardi, mezcal e tequila. Quel ballare senza sosta fino alle cinque del mattino a ritmi frenetici era qualcosa di esaltante, vibrante, forte e caldo: era il Tropico.

Sentivo il ritmo delle vene anche se non e’ nel mio sangue, ma la musica e il movimento seguivano la voglia di lasciare libero il corpo di muoversi, di vivere, di vibrare a suon di musica, senza una motivazione sentimentale. La salsa, il merengue, la cumbia, il danzon, son musiche meravigliose per lasciare spazio al vero divertimento, all’allegria, alla “fiesta”, alla gioia del vivere gli immensi spazi dei Tropici, profumati di liberta’e di vita.

Ma a poco a poco la mia vera passione si e’volta ai Bolero. Nella mia ricerca affannosa di serenita’, di pace interiore, di triste malinconia della vita, ho trovato I bolero e tutta l’essenza che racchiudono nelle proprie melodie. I bolero sono l’anima triste del tropico e racchiudono nelle loro parole tutto cio’ che resta nei salon de baile al cessare la musica, la confusione, il ritmo: solitudine, tristezza, malinconia. Con I bolero ho trovato l’altra essenza del tropico, quella piu’ vicina alla mia anima. Ne ho imparato le parole, le musiche, le storie, le melodie piu’antiche e ne ho apprezzato appieno il sapore profondo e originale.

Ma il sapore dei bolero era qualcosa che risvegliava in me una vecchia passione ed a poco a poco la passione ha ripreso forma, aspetto, vigore, si e’ materializzata in un vecchio amore: Tango.

Tutte le problematiche del posto non sono servite a fermarmi ed ho cercato tanto, ho chiesto molto ed alla fine ho trovato: un telefono, un nome, un posto, una classe di prova…..

Sono passati otto mesi da allora, l’emozione della novita’ si e’ trasformata nel tempo ed oggi la mia passione ha una sua forma, una sua collocazione, una sua fisionomia ben precisa nella mia anima. L’essenza del mio io si sposa perfettamente con quel senso eterno di triste consapevolezza di effimero e di mortale che caratterizza il tango.

Ascolto la musica, seguo il ritmo dei miei passi e vivo per un attimo nella Tokyo contemporanea,  la medesima sensazione ed emozione che vissero a suo tempo I nostri “tanos” in Argentina.

E’come se un filo leggero mi collegasse ad una vita che e’ stata la mia tanto tempo fa e che solo oggi si ricongiunge a me stessa nel ballare quel ritmo che mi accompagna sin dalla mia eta’ fetale.

Amo il tango come espressione della mia vita, come mio modo di sentire me stessa.

Ho compreso qui a Tokyo come sia importante guardare in noi stessi senza curarsi del mondo circostante. Imparare il tango qui e’ stato molto difficile,  in un ambiente che per cultura, per storia e per fisionomia, mal si adatta alla mia persona. Il mio corpo troppo grande per le figure esili degli uomini giapponesi, il mio carattere forte e irrequieto per la cultura maschilista misogina giapponese, mi hanno creato quegli ostacoli che in eta’adolescenziale mi avrebbero spinta a mollare tutto. A questo serve l’eta’, a darci l’esperienza utile a comprendere che la perseveranza e la tenacia sono piu’ produttive di uno scatto d’ira. Quante serate ho trascorso nell’attendere un invito  a ballare pur essendo troppo diversa da quell’ambiente in  cui mi ero precipitata per assorbire I ritmi della mia musica. Nonostante I giorni, I mesi, le numerose ore di lezioni  ripetitive si siano susseguite nel gruppo di allievi, per gli altri io resto un’estranea, un qualcosa che non fa parte del loro mondo, da cui bisogna tenersi lontani. Ma la frustrazione dei primi tempi e’ormai svanita, o meglio, si e’ trasformata in un gusto piu’sottile ad assaporare le cose che mi offre una serata di Milonga Party: la musica, la gente, le luci soffuse, la pace con me stessa. Poco importa se a volte posso ballare solo tre o quattro pezzi in quattro ore, sono in un ambiente dove respiro qualcosa che mi alimenta nell’anima, il resto non conta.

All’inizio cercavo di comprendere l’attitudine dei giapponesi verso il tango, volevo capire perche’ delle persone cosi’ diverse dall’anima del tango vi si fossero avvicinate. In cuor mio credevo che si trattasse di un gruppo di persone di indole sensibile, amanti della bellezza del movimento, in cerca dell’espressione del loro intimo essere sentimentali. Ho verificato, scrutato, osservato, studiato, ascoltato, ma niente ha confermato le mie supposizioni iniziali. Al contrario, sono giunta alla deludente conclusione  che per I giapponesi il tango non e’altro che un ballo da studiare, eviscerare, analizzare, seguire nei minimi particolari e praticare nella perfezione delle esecuzione delle figure. Non ho voluto accettare questa sterile visione del mio Tango per molti mesi, fino a che oggi non chiudo piu’ I miei occhi davanti alla realta’ contingente, bensi’ provo compassione per coloro che praticando, sudando, provando, non lasciano l’anima prendere il giusto posto accanto alla musica, ma seguono sistematicamente la serie consecuenziale di passi predisposti. E’la distruzione dell’essenza del tango, la cancellazione dell’anima della musica. E’ una fotocopia di un Rembrandt esposta  ed esaltata come copia perfetta.

Ma che diritto posso arrogarmi nel guardare queste persone? Non sono forse anche io un’amante del tango pur non avendone alcuna origine genetica?

La verita’, qual’e’ la verita’ del tango? Non me lo chiedo piu’ da mesi,  ho trovato la risposta nello sbagliare, nel seguire I consigli del mio insegnante, nell’osservare I suoi occhi quando balla: mi rilasso, ascolto la musica, seguo la mia vita, abbandono le tensioni che mi attanagliano e seguo dolcemente le parole del mio tango preferito, oggi come ieri, domani come sempre….TANGO.

Forse un giorno potro’andarmene a Buenos Aires, vorrei potermi dedicare solo al mio tango, alle mie serate di Milonga e alle mie mattine di riposo alla ricerca degli angoli piu’sperduti di una capitale che ha visto soffrire, amare, uccidere e che ancora oggi con la sua musica alimenta le nostre vite…

 

ERMANNA


Elvio Meneghel
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a elvio@tango.it