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La sedia vuota

a cura di:Angelo Liuzzi

Vieni qui! – Usi un termine: "insopportabile", per definire un’emozione nella quale avverti il bisogno inconsapevole di difenderti, perché stai piangendo! Allora parli delle lacrime come un accessorio ingombrante, come se il tuo corpo fosse una stanza chiusa dal di dentro e lo spazio fuori occupato da un aria pesante. Ma non vedi nulla, perché le lacrime te lo impediscono! Le lacrime "insopportabili", che insopportabili non sono affatto, quindi? Tutt’al più, imbarazzanti, nemmeno! fastidiose, no! le lacrime sono un pensiero nudo, così come la foglia investe la rugiada: la dimostrazione di un desiderio non raggiunto. Quando sono sincere, ma libere anche da ogni costrizione, le lacrime, sono la piena rappresentazione del fallimento di ogni maschera che, durante il giorno, indossi. – Vieni qui, ti dico! – Avrei voluto stringerla a me, farle capire della mancanza che avvertiva quando io non c’ero. Spiegarle che non poteva vivere senza me perché mi amava. – Voglio che vieni qui, baciami! – Poca luce nella camera in disordine, esplosa come si può dopo una festa. Ma nella sedia, dove la guardi l’additi! La giudichi dicendole cose miserevoli, perché solo non sai come dirle che sei tu che l’ami, e lei non ti vuole. E riposa.., come una sedia vuota che non ha dolore, allora scopri che le lacrime non sono le sue. Perché la sedia è vuota. E*** non c’è mai stata in quella stanza o, non da qualche giorno, da quando ha preso il treno per far ritorno nella sua città. Oppure s’è vestita, dopo aver pianto, e se n’è andata! Allora i giorni sono minuti che si confondono come possono nelle ore, che si accumulano a spazi, sovrapposti a pensieri, fino a quando, giorno dopo giorno, ora dopo ora, nei minuti, nella piena assenza di chi non c’è più a rendere, quelle ore, verità, i vestiti sporchi si accumulano, prendono possesso di tutta la camera, come un esercito liberatosi del generale fastidioso o, magari, come schiavi ebrei alla deriva senza le vesti che i popoli continuano a cucire loro addosso. Tutti liberi di vivacchiare perché sanno che il Padrone è impazzito o sta morendo. – Vieni, ti prego! – Ma E*** non può rispondere, forse è in qualche milonga a ballare, dove dovresti essere tu, perché la vita senza E*** è la vita usuale di tutti i giorni, prima che tu la incontrassi; e va avanti, anche se a volte da sola!

Ti guardi le mani e i polsi segnati dalla fatica del giorno. Quante ore stai lavorando..? Nemmeno più le conti, come non conterai i soldi che non ti serviranno, perché spenderli non ti procura più gioia. Prima potevi spenderne per E*** quando la tua faccia si illuminava nel momento dell’acquisto.., più della sua che riceveva quei doni. Quelle poche ore di sonno che il tuo corpo si concede le trascorre su di uno schienale scomodo in un cinema di pieno centro. Ma nemmeno questo ha più alcuna importanza. Che sia di periferia, lontano da casa o sopra il corso principale, a due isolati da te, ti sarai dimenticato del tragitto e delle persone che ti avranno salutato. Cammini a vuoto senza spazio tangibile, perché vivi solo di ricordi. Invisibile, come assente persino ai tuoi stessi pensieri. – Vieni? Un bacio solo! – Quanto lo hai desiderato, lo ricordi? quanto hai aspettato per quel bacio… Tu che non hai mai avuto il bisogno di chiedere un bacio a nessuno. L’hai tenuta stretta quella sera che l’hai conosciuta, in una città che non era la tua, in una milonga che per te voleva solo significare che quello era il tuo ultimo giorno di vacanza. Come l’hai tenuta stretta! A lei, però, piace essere tenuta con leggerezza mentre balla. Come al letto, del resto! Ma tu invece, col tuo solito impeto del.., devi trascinare tutti, devi perdere il controllo, sempre! Così hai perso davvero il controllo e hai lasciato andar via ogni remora. E le hai detto che l’amavi, quindi è scappata. Lo sapevi che era troppo presto! Stupido di un uomo. Uomo troppo stupido. Davvero stupido per non lasciarsi scappare l’unica donna che avevi mai corteggiato. L’hai inchiodata su quella sedia, ricordi? È scappata! E tu che la stringevi in quell’abbraccio che avresti voluto soffocarla e soffocarti. E l’hai fatto? Perdere i sensi, a che scopo? Dopo, tutto ritorna come prima, anzi, si vive col rimpianto di aver conosciuto qualcosa di troppo grande per essere contenuto da uno da poco, come te! – Non te lo chiedo più, E*** , vieni! – Ma E*** non può venire, non può alzarsi da quella sedia. E*** non c’è più su quella sedia, come non c’era già più durante i vostri ultimi tanghi. Come le sei venuto a noia, stupido di un uomo!

- Non volevo assolutamente ferirti. Io volevo solo vivere con te. Potessi rimangiarmi ogni parola adesso lo farei. Smetterebbero di cadere queste lacrime! – Ma un viso strepita nel piangere perché le lacrime quando cadono non fanno rumore! Fossero sincere le tue lacrime ma, adesso che ti guardo meglio, in questo specchio vuoto, io non vedo lacrime sul tuo volto, vedo solo i tuoi bellissimi occhi molto arrossati. Ma non vedo lacrime! Eppure io me le sentivo.., le lacrime addosso. Strano, mi sento sollevato nel sapere che non ci sono. Allora posso salutarti adesso. La musica di sottofondo ricorda un tango in disuso. - Vieni! Balliamo insieme. Balliamo per l’ultima volta, poi, prometto, ti lascerò cadere su questa sedia vuota, così finalmente riempirai quest’assenza che mi lacera dentro, ed io non parlerò più da solo, e saprò che non hai dovuto prendere il treno del ritorno. E che mi hai voluto per te. E che resterai sempre, qui, vicino al mio cadavere, dopo che mi sarò tolto la vita così come un attimo, un ora, un minuto, forse un mese fa, ho tolto la tua da questa sedia, con queste mie mani, con un colpo alla tempia..; - e poi ti strinsi e, nel baciarti, quel "ti amo!" fra i denti ti ha tagliato le labbra da dove, il sangue, non poteva più defluire. – "È così che mi hai perduta!" – È proprio così che ti ho perduta, mordendoti "amo" nella bocca. Solo così la musica, forse, non finisce!

 

 

 

 

 


Angelo Liuzzi
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a angeliuzzi@yahoo.it