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Questa notte vedrò l'alba

a cura di:Angelo Liuzzi

Questa notte vedrò spuntare l’alba. Non ho il coraggio di togliermi i vestiti di dosso, eppure incomincio a sentire un certo fastidio ai piedi per via di queste scarpe vecchie. Ho una finestra grande di rimpetto alla scrivania dove scrivo. Il foglio meccanico illumina tutta la stanza e fa a gara con la piccola candela dispettosa. Non immagina ancora che non può vincere quella luce. L’alba sarà il loro traguardo; se la candela resisterà, io avrò pietà di lei e spegnerò il computer, così potrò starmene a vederla scomparire sotto il tepore del giorno che viene; altrimenti continuerò a scrivere questo articolo.

Nascoste da qualche parte, forse nell’armadio o sotto il letto, ci sono le mie scarpe nere, quest’estate le ho trascurate un po’. Mi sono innamorato. Ma ahimè, la vita è come uno svincolo autostradale che vedi troppo tardi, in una notte come questa magari. Che incontri, però, che ti permette il tango! Poco più di sette mesi fa ero solo un cuoco, ora sono un cuoco che balla il tango, e in questi ultimi tre mesi, un cuoco che balla il tango innamorato! Purtroppo lo sono ancora adesso, ma la ballerina che ha rapito i miei passi, sottraendoli alla sala per la mia camera da letto, non mi ama più! Dovrei odiarla? Non ce la faccio! Vorrei fare una pazzia, ma non posso, poi chi ci mettono in cucina? Eppure, credevo davvero, questa volta, che potesse essere per sempre e, forse, la pazzia non la faccio perché non voglio credere che sia davvero finita.

Tranquilli però! Questa volta non vi assillerò su come o quanto bene io ballassi con lei, all’armonia perfetta che c’era tra di noi, anche perché mi sembra di averne parlato abbastanza! Io, con Palomita, ci ballavo e basta, il resto poco importava. Non m’importava di cosa potessero pensare i nostri amici quando, nella sala, eravamo come soli e non volevamo ballare con nessuno. Non m’importava delle critiche, dei pettegolezzi che, a dire il vero, forse, ce ne sono stati ben pochi. Io volevo solo ballare con lei, e adesso incomincio a capirne il motivo: perché sapevo che sarebbe finita! Sapevo che non avrei più mischiato il mio sudore al suo, mangiato il suo profumo dal suo collo, inciampato… la mia lingua nei suoi denti.

Purtroppo so, invece, che mi rimarrà al lungo la gelosia! Impazzivo all’idea che qualcuno la potesse toccare, che qualcuno potesse scoprire ciò che io ero stato in grado di scoprire. Un corpo piccolo ma perfetto, una grazia assoluta nei movimenti, un donarsi istintivo come fosse la cosa più naturale del mondo, il mio dito e la Nutella. Ma adesso che ci penso bene, mi sa che avevo fatto la scoperta dell’acqua calda! Tutti sanno come balla Palomita; è un fuco vivo che non ha bisogno di parole come l’inferno non ha bisogno del carbone. Ed io gliene sarò grato a vita.

Molti criticano il fatto che parli quasi sempre di me, nei miei articoli, ma io porto solo un’esperienza, e non mi sento affatto diverso da molti altri, anzi, se insisto su di me, è perché credo che ci siano persone molto simili a me, con una furia immane di confrontarsi. Tantomeno voglio dare delle risposte, solo dati di fatto: il vero tango non si può ballare con la propria compagna! Ed è probabile che io e Palomita, pur di continuare a ballarlo sul serio, questo tango, inconsapevolmente, abbiamo accettato la fine della nostra storia. Ma vale tanto sacrificio questo tango? Ripaga in qualche maniera?

Non lo so, io so solo che "volevo Sara per sempre!" e che ho paura di affacciarmi alla finestra senza vederla arrivare, di vivere questa stanza senza alzare gli occhi e scoprire che lei non riposa nel mio letto, di ascoltare un tango senza poterlo ascoltare solo con lei e di togliermi i vestiti perché non voglio accettare che questo giorno sia trascorso senza che io l’abbia stretta, ancora una volta, nelle mie braccia.

 

PS. La candela non ce l’ha fatta, e nemmeno io.

 

 

 

 

 


Angelo Liuzzi
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a angeliuzzi@yahoo.it