Tango.it in english language
Tango.it en lengua española
Tango.it en langue française
Tango.it in der deutschen sprache
Tango.it in hungerian language (work in progress)
login password

HomeCHIDOVECOSAQUANDOPERCHÉINFO

Articoli
Poesie
Rubriche
Stampa
Tango.it in english language
Tango.it en lengua española
Tango.it en langue française
Tango.it in der deutschen sprache
Tango.it in hungerian language (work in progress)

 Articolo...

Le Lacrime di Lupin

a cura di:Angelo Liuzzi

Lettera di Lupin.

Ciao Arbolito…, indovina un po’ chi è? Ti lascio questo… So che è scritto male, - la grammatica non è il mio mestiere, - è poco raffinato, ma è stato scritto di getto poche sere fa, dopo qualche chiacchiera. Non so se potrebbe stare sul sito, fai un po’ tu…, semplicemente ti chiedo di omettere il mio nome…, magari tienilo per te, potrebbe essere un buono spunto. So che tu leggi di tutto e quindi penso sia tu la persona migliore per giudicare se questo possa essere di qualche valore per qualcuno. Sono poche righe e spesso ben sconnesse. Fondamentalmente è rivolto a te, interlocutore privilegiato, solo per aver generato la sensazione da cui è scaturito…

 

"Tango perché? – Come al solito non avevo voglia di rispondere alla domanda di rito dei primi conosciuti, eppure dentro di me i pensieri chiedevano di essere ascoltati da quei due. Per paura e per pigrizia evasi il discorso, lasciandomi il tempo di formulare me stesso. - Perché non so amare. Una lacrima che non riesce a bagnare il viso abbastanza a lungo da farmi sentire vivo. Perché la mia anima, per quanto giovane, è monca di troppi arti per riuscire… Speravo, anzi credevo. Addirittura in qualche momento mi è sembrato vero che quella danza d’abbandono e di complicità mi stesse insegnando. Non era così! Chi ama, conosce i segreti di questo ballo prima ancora di aver mai abbracciato una ballerina. Chi ama sente il tango. Agli altri, a quelli come me, rimane solo un’illusione. Sia che contempli nel silenzio, sia che tenda ogni muscolo e nervo…, - non riesco.

Posso aspettare. Aspettare che avvenga. Purtroppo anche le parole sono contro di me. Avvenire non è divenire. L’avvenire è esclusivamente miracolo. Spesso miracolo del tempo. La mia anima è paziente…, ma come scappare dalla logica del: "tutto e subito", che permea la mia generazione? Come scappare da una logica secondo la quale amare e non curarsi dei propri interessi è la logica del perdente? Ma a me, poi, che importa…, non so amare! È per questo che muovo i miei passi fra gambe sconosciute e lascio quel poco che ho di me stesso a chiunque lo chieda. Lasciarsi logorare il proprio io fino alle soglie della pazzia era l’unica strada che non avevo provato per imparare ad amare.

Ogni nota, ogni passo porta via quel dolore che vivo; ogni fremito, un vetro che si scheggia e si rompe, schizzando via in mille pezzi, e dalle ferite che lascia, posso solo conoscere l’uomo. La pazzia di un tango è la dogana da oltrepassare per assaporare qualcosa di naturalmente vero nell’uomo: dove non c’è più resistenza, dove le note del violino e del bandoneon lottano per conquistarsi l’anima, dove non c’è più il tanguero che domina la musica ma lei, che ruba due corpi straziandone la forza. Qui ho trovato riparo. Qui, seppure conscio di non saper amare quanto ballare…, ho trovato riparo…"

 

Lupin

 

 

Caro Lupin…

È vero, quanti spunti mi fornisce questa lettera, ma come potrei, senza essere ingiusto verso me stesso, non utilizzarla al meglio, quando il meglio è lasciare intatto il tutto, cercando solo di dare una risposta a questo mio nuovo amico. Risposta che certo non nasce da saggezza, né dal fatto che io mi creda chissà chi nel tango, o per il tango, che poi è lo stesso! Ma nasce solo da un’esigenza di comunicazione, da un impulso irresistibile al dialogo: non è forse questo il tango? Io credo a questo e a chi così m’insegna. E come ogni dialogo questo ha bisogno di una dialettica e di figure retoriche nelle quali perdersi…

Sostieni di non saper amare, ma chi ama davvero non sa affatto di saper amare, così come nella seduzione: quella vera è involontaria, nessuna donna s’innamora di te per quello che vuoi darle, ma solo per quello che le dai senza saperlo. E poi, ognuno di noi, a modo proprio, ama ed è in grado di amare. Ma forse hai ragione quando mi fai intuire che esistono taluni con del talento, inclini più di altri…, nei quali questo talento è piccolo o assente. Ma non credo che tu appartenga a questa schiera. Piuttosto credo che tu come molti, - frutto di questo tempo, - sia sopraffatto tanto dall’idea di dover essere che alla fine non sei affatto! Non riesci, solo perché sei come bloccato da tutto il tuo bagaglio emotivo e dal tuo vissuto con il quale ovviamente devi fare i conti.

Penso che l’errore risieda solo nel fatto che tu creda di poter imparare ad amare nel tango. Il tango è l’amplificazione della vita stessa, è un espressione che si risolve, - è vero! - talvolta, in un miracolo, rendendo visibile l’errore o l’orrore, o l’amore di cui siamo capaci, ma non può renderci cosa non siamo. Le maschere che noi assumiamo ballando sono solo un espressione nascosta in noi stessi, che affiora, come un cadavere affiora, nella superficie di un mare che ci ha inghiottito per bene, non lasciandoci mai alcuna via di scampo. Il tango non lascia mai via di fuga. Se tu lo abbandoni è perché lui ha voluto così, perché nulla potevi dargli. Quindi finché balli vuol dire che lui ha un estremo bisogno di te, come un dio pagano il quale per esistere ha bisogno della tua incredulità.

Se è vero che ogni nota, ogni passo porta via quel dolore che vivi, rendendoti un uomo consapevole, allora non devi al tango più di quello che devi a te stesso. Credo piuttosto che l’unica cosa che si possa - e che tu debba…, come tutti! - imparare, è sentire cosa vuole da te l’essere che ti porti nelle braccia e tra le gambe. Poco importa se l’anima poi trova riparo. È proprio da questo riparo che devi fuggire. Non ti basta la vita come riparo? Quante cose vuoi non saper fare ancora?

Scusami ora se disserto, - o diserto? - ma è solo perché credo fortemente quello che vivo: come ogni dialogo puoi decidere se intraprenderlo con uno o più interlocutori. Puoi alzare la voce affinché altri sentano cosa hai da dire, e puoi anche improntare il discorso perché vuoi essere ascoltato. Ma così forse corri il rischio di recitare. Diventa lo spettacolo di uno spettacolo. Con chi balli tu…? E con lei solo devi parlare…! Il contesto poi deve servirti come mezzo per trovare le figure per raggiungere il tuo scopo, che non è farti ascoltare da altri, non è dimostrare a nessuno che sai parlare, perché questo ti renderebbe, - credimi! - incapace nel verbo.

Il vuoto…, - attorno a te! - è come aria che non pesa le parole, perché l’aria ti serve solo a respirare, non a parlare, così come le persone attorno in una milonga servono solo a permettere che ci sia una milonga. Indispensabili come l’aria, ma non utili al tango che intraprendi con un corpo nuovo, oppure che magari già conosci, e che comunque non potrai mai davvero conoscere abbastanza, - per fortuna! - Anche se spesso si fa l'errore, come in un qualsiasi rapporto di coppia, di dare per scontata, a un certo punto, la conoscenza dell'altro.

Un’ultima cosa…, il dialogo deve essere sincero, certo puoi mentire, come puoi mentire nella vita, ma allora il tango davvero non può insegnarti niente che tu non sappia, può solo amplificare i tuoi vizi e i tuoi pregi. Se nel ballo perdi l’asse, lo perdi allora nella vita! E quando lo ritrovi è forse perché finalmente hai voluto raggiungere un equilibrio! E solo in quest’equilibrio, puoi decidere tu, di perderlo nuovamente! Così, all’improvviso, ecco che un punto esclamativo diventa un voleo, una punto e virgola una sciabola, le sacade mille domande confuse e una chiusura perfetta una risposta alla tua richiesta. Alla fine credo davvero che la cosa che davvero importi sia di aver capito cosa l’altro abbia voluto dirti, - darti! - nella speranza certo che abbia qualcosa da dirti! Quindi non importa quante figure tu sappia fare…! - Ogni domanda al momento giusto e ad ogni momento giusto una risposta. - Proprio come nelle discussioni e come nel fare l’amore, devi saper aspettare che l'altro ti venga incontro per poi raggiungerlo. Adesso scusami, forse mi sono lasciato prendere un po’ troppo la mano…, come nel tango…

 

Angelo Liuzzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 



ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a