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Ballo mondiale che resiste al tempo

a cura di:Sergio Basile

da input online n°51


Il Tango, cent’anni di compagnia

Quando sia esattamente nato poco conta, interessa in questo caso solo ricordare che il tango ha più di cento anni perché, anno in più, anno in meno, la sua origine risale certamente agli ultimi decenni dell’Ottocento. E il tango, in una società in cui tutto invecchia rapidamente, in cui tutto viene consumato e passa di moda, si ripropone diffondendosi in Europa, America e Giappone con la sua struggente passionalità e la sua rinnovata attualità.

La domanda che si pone è perché questa musica e questo ballo ancora incantano, ancora sono capaci di coinvolgere folle sempre più ampie, perché sono oggetto di studio e di attenzione da parte di registi, scrittori, musicisti, perché gli spettacoli di tango - con i loro pregi e difetti - richiamano un pubblico numeroso.

Per dare una risposta sintetica ma prossima alla realtà bisogna innanzitutto ricordare il ruolo che nei secoli delle conquiste e delle colonizzazioni delle Americhe hanno avuto paesi e città come Cuba, Buenos Aires, Montevideo. Cuba e Santo Domingo sono i punti di arrivo e di passaggio dei primi grandi viaggi tra l’Europa e l’America. Nel 1562 inizia il mercato degli schiavi che si rafforza via via nel tempo. A Cuba l’africano sostituisce forzatamente l’indigeno, fino all’abolizione della schiavitù avvenuta nel 1886. Cuba è lo scalo obbligato della flotta delle Indie e, come tale, centro focale delle influenze europee. Le vicende storiche verificatesi in quell’area portano alla creazione di una consistente varietà di etnie e, insieme, all’incrocio di musiche, di ritmi, di melodie, di canti. Così, a fianco di una musica borghese da salotto tutta d’importazione europea, si è andata sviluppando una musica degli strati poveri e sfruttati della popolazione, una musica forte, viva, sentita dal popolo perché creata dal popolo. Si sviluppano balli di coppia allacciata o sciolta, con passi e gesti indicati con diversi nomi.

Oltre la metà dell’Ottocento la musica popolare viene scritta: la maggior parte è in due quarti anche se, all’interno di questo tempo, si rinvengono diverse combinazioni ritmiche.

Se tutto ciò accadeva nell’America centrale, in quella centromeridionale, sulla costa che si affaccia sull’Oceano Atlantico, si andavano sviluppando alcuni rilevanti centri urbani: tra questi Bahia, Rio De Janeiro, Montevideo e soprattutto Buenos Aires.

Nell’Ottocento questa città crebbe attraverso l’emigrazione proveniente principalmente dall’Europa. È gente forte, giovane, che parte con tante speranza e tristezza nel cuore. Sono artigiani, braccianti, ma anche artisti, musicisti per i quali le condizioni di vita in patria erano insostenibili. Ed è qui che si incrociarono la musica che viene da Cuba di ascendenza africana - che viene indicata come "area del suono" per distinguerla da quella jazz nord americana e quella del samba brasiliana - e quella europea, spagnola e italiana in particolare. Con Buenos Aires capitale della repubblica (1880), si realizza una struttura urbana nella cui periferia si incontrano la cultura rurale e quella cittadina, si insediano i nuovi immigrati, si realizza un interscambio di canzoni. E così l’habanera importata da Cuba si incrocia con la milonga, a sua volta erede dell’antica poesia spontanea, la payada, fortemente cadenzata e recitata in uno con i suoni di chitarra.

La milonga diventa ballo popolare (1880), si balla nella periferia urbana ma anche in rappresentazioni teatrali (1889). La grande innovazione della milonga non è nella musica ma nell’inserimento, rispetto alle danze tradizionali, di figure o sospensioni del movimento eseguite da una coppia necessariamente abbracciata, figure che vengono legate tra loro dando luogo a balli spontanei che non si potranno più ripetere perfettamente, creando così un ballo che è concettualmente diverso dal valzer, dalla polka, dalla mazurka tutti caratterizzati da giri sempre uguali. Il tango è un danza che è andata controcorrente: ha rotto abitudini, usanze, consuetudini consolidate, e per questo è divenuta trasgressiva non tanto per l’abbraccio della coppia quanto per la stranezza e complicazione dei passi che escono fuori da ogni regola. Il tango è infatti l’incontro tra: la melodia sentimentale e la forza dell’habanera; le coreografie che caratterizzano la milonga; il ritmo del candonbe. È da questa breve ma non ardita ricostruzione storica che si traggono i motivi del successo del tango: il carattere mondiale della musica, l’adattabilità del ballo, il ballo come momento di evasione, incontro, passione. Il tango, pur se collocabile, come in genere le danze popolari, all’interno di uno spazio e di un tempo definiti, è il frutto dell’incontro di tradizioni musicali provenienti da più continenti. Il tango è argentino solo perché è nato in Argentina. Il tango non si esaurisce nelle regole studiate, nei passi imparati, ma la conoscenza delle sue regole è fondamentale, anche se due coppie, nello stesso momento, con la stessa musica possono ballare tanghi completamente diversi nelle figure e nello stile. È facile intuire cosa verrebbe fuori dal confronto tra un tango ballato oggi con lo stesso tango ballato nel passato: sono cambiati gli elementi di contorno, i gusti, tante cose. Non si può così paragonare il tango all’inizio ballato tra uomini sull’acciottolato delle vie di Buenos Aires con quello poi ballato con scarpe ad hoc in sale con i pavimenti in marmo. Il tango dunque, pure legato a strutture musicali invariabili, pur avendo figure base che non si sono modificate nel tempo, è un ballo che cambia e si adegua ai tempi. Il tango è anche incontro tra due persone, emergono nel ballo del tango i nostri caratteri, le nostre debolezze, le nostre energie. In un mondo in cui impera l’individualismo, il tango consente a due persone di abbracciarsi, avvicinarsi, scoprirsi, di vivere un’esperienza comune anche se solo per tre minuti. Quale momento più bello di una Messa quello in cui il sacerdote, dicendo "scambiatevi un segno di pace", ci invita a stringere la mano ad un altro fedele: questo breve contatto ci avvicina, ci fa sentire più fratelli di ogni altro gesto, più di ogni altra preghiera, perché il contatto aiuta a conoscerci, è lo strumento con il quale si superano tante barriere. Il tango non è ballo triste, come banalmente si sostiene, anche se attraverso il tango si può esprimere tristezza. Nel film Evita una coppia (lei è Coca, una donna anziana con la quale ho ballato stupendamente a Buenos Aires) balla il tango subito dopo la morte di Evita e sul volto di lei scendono lacrime di dolore. Il tango dunque, come strumento per esprimere dolore, ma anche gioia, senso di libertà, con il quale manifestare la propria vitalità, fantasia, passione, personalità. Il tango è quasi una confessione e fa scoprire al compagno con cui si balla i propri difetti, i propri limiti, debolezze, si ha paura di non avere gli strumenti per controllare le proprie emozioni. Nella città moderna, che crea spesso difficoltà di rapporto, in cui non esistono modelli di riferimento certi, l’uomo vive oggi momenti di solitudine come quelli vissuti dai nostri emigrati. Il tango quindi come momento di incontro, conoscenza, evasione, oggi come ieri perché l’uomo nel profondo non è cambiato. Il tango, educandoci a rispettare e sentire l’altro, a scambiare con lui emozioni profonde, ci educa ad una comunicazione autentica che aiuta l’uomo a riacquistare una centralità in parte perduta.


Elvio Meneghel
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a elvio@tango.it