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Il tango nel corpo

a cura di:Angelo Liuzzi

Il mio corpo, un’anima che ricerca l’impossibilità d’essere: una tentazione divina, il senso del peccato nella trasgressione. Tutto di una donna voglio che m’appartenga nel labirinto di una milonga, e voglio appartenerle. L’alito alto voglio che giunga a devastare i miei polmoni come un veleno innominabile. Voglio andare incontro all’abbandono e al dono del corpo. Sentire che l’essere che cingo tra le mie braccia, che a volte chiudo in una prigione d’ossa, di sangue e d’aria respinta sia me stesso e altro, e assieme tutt’uno in un moribondo mostruoso che rantola, e che si nutre, dalle sue teste, dell’alito per non soccombere.

Le gambe scalciano senza sosta, e come un ballo tarantola, perire all’estremo inganno e ‘l scarno in un’estasi visionaria, sapendo che fuori dal corpo non c’è anima cristiana o pagana, e all’interno dell’uno, che formano i nostri corpi, non ci sia che sangue, ossa e sperma che pulsano in maniera viscerale. Fremiti, eccitazioni improvvise, imbarazzo, sbalzi d’umore, la vita tutta che si racchiude in soli pochi minuti della durata di un tango infinito. Non si può competere con la passione, puoi provare a respingerla, ma alla fine soccombi, devi soccombere: è l’esistenza tutta che t’implora!

Alla fine puoi solo pregare, come un eretico, che non finisca mai…, anche se sai che finirà all’improvviso e i tuoi sistemi di difesa faranno in modo che tu possa al più presto dimenticare. Un giorno forse, quando l’altalena del cuore, spezzerà la sua catena d’oro sulla quale ti ha cullato per anni, ti farà cadere per terra, dove tutto ha inizio e dove tutto ha fine, potrai ricordare, e in un incubo senza dolori, rammaricarti di ciò che avresti potuto avere e non hai mai osato nemmeno toccare; ma si deve toccare, si deve rubare, bisogna urlare con tutta la rabbia del mondo, come nel solo adagio possibile[1], la vendetta di una vita che non può essere per forza stenti o quotidiano forzato, come se un piombo improponibile ti tenesse prigioniero in una paura che credi non affrontabile.

Unendo la tua bocca alla sua fronte, il tuo petto al suo seno eccitato, il tuo membro al suo ventre, esplosi in una gioia che atterrisce, rispondi anima incapace, chi ti concepisce? Chi può toglierti la vita in quell’istante? Solo un infarto burlone, uno screzio divino, un divertimento inatteso tra le luci soffuse di una musica allegra, triste, miserevole, incompiuta, incantevole, unica… devastatrice.

Ballate corpi, ballate senza sosta, perché, finito il tango delle anime in abbandono, la vita vi riporterà la gioia del quotidiano che tanto odiamo! Ballate corpi e di colpo ritornate alla vita, storditi sicuro…, ma con la consapevolezza forse che, il vostro sangue, l’anima lo può bere senza ammalarsi mai! Adesso avrei voglia di piangere, potete aiutarmi? Potete fare in modo che i vostri occhi siano per me un dono sublime? La vita è difficile per tutti…, non credete anche voi? E allora tacete corpi imperfetti, perché nel tango siete sublimi e stupendi quanto dio, e forse un po’ di più! Così almeno credo che lui voglia.


[1] Tomaso Albinoni, adagio in G minor.



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