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La musica di Luca Trupiano

a cura di:Angelo Liuzzi

Ricreare un momento fortuito riappropriandosi del fiato perduto, mentre il battito non concede nulla, nulla che non abbia già dovuto o voluto, in un’atmosfera senz’ombra, tra pareti che non danno dimora. Ti affacci alla vita ogni giorno nell’attesa di convincerti che sia davvero un nuovo giorno! e invece concedi ai ricordi buona parte del tempo trascorso - troppi, - aspettando che qualcosa di nuovo ti trafigga; per poi avere qualcos’altro da ricordare, qualcosa in più. Eppure vorresti che fossero maggiori i momenti senza fiato, dove sei lì pronto a giurare: “non ero mai stato così…” o “non l’avevo mai fatto così!”.

 

Punto della situazione: ti dirigi verso quella che credi un’altra milonga, magari hai avuto modo di visitare questo sito, magari hai avuto notizia solo da amici. Riconosci la via, l’entrata, la musica è la stessa, è un tango, ma ti accorgi subito che i conti non tornano.

L’aria rarefatta dalla solitudine di pensieri accumulati, mista a quel tanto di fumo che il condizionatore d’aria disperde, e le luci adeguatamente[1] soffuse. No, sembra tutto a posto! Ti siedi, accendi la tua sigaretta, mentre hai tra le mani la consumazione compresa nel biglietto, e aspetti! Ti guardi attorno e davvero non capisci cosa ci sia di tanto diverso. Inviti, t’invitano, cominci a bailar[2]… e ad un tratto tutto ti è chiaro: come hai fatto a non capire subito?

Quando scegli il cinema che film vuoi vedere? Quando sei in una discoteca che musica vuoi ballare? Quando entri in un ristorante che cibo vuoi mangiare? Films del tuo tempo, musica del tuo tempo, cibo del tuo tempo… per quanto a volte sia meraviglioso rivivere le sensazioni d’una vecchia pellicola, ballare quella dolce musica ridicola o mangiare pietanze d’altri tempi: perché per il tango non deve essere lo stesso?

Il nostro tempo è pieno di meraviglie, basta aprire gli occhi, o lavarsi le orecchie! anche se è più difficile trovarle - anche le orecchie…, - perché troppo intrisi di stereotipi che non riusciamo a scrollarci di dosso. La musica di Luca Trupiano, meglio, la musica che quest’individuo è capace di mettere su, è dovuta non solo ad un elevato gusto musicale, ma anche ad uno studio attento e capace. Musica nuova che sembra essere nata dal nulla, perché mai nessuno ha voluto ascoltare prima. È il flauto di Pan, è la eco di una solitudine troppo rumorosa[3] che s’infrange nella risacca del nostro cuore, per la quale la gente s’incanta e non può fare a meno di vivere, e come sia possibile ballare altro, adesso, non riesco a crederlo! Tangos che sanno di muffa, stantii di un passato che non vuol farsi riconoscere, nascosti dietro acerbe apparenze che affollano ancora le milongas di tutt’Italia, rendono il tango davvero un vecchio che barcolla.

Quest’ultimo venerdì, al circolo La Rosa di Livorno, Trupiano (maestro di tango argentino) allievo di Ernesto Carmona[4] (argentino), ha acceso una sottile speranza nel cuore di chi, come me - giovane magari, - ancora libero da certe convinzioni tradizionalistiche, ha fatto del tango un motivo in più di respiro. Ma ahimè questa era la usa ultima milonga al circolo. Ho già notizia però che ogni venerdì Trupiano sarà al Cinquale di Massa. Si balla all’aperto quindi e sicuramente riuscirà a ricreare la stessa atmosfera nella quale abbandonarsi sarà tanto più dolce quanto più facile, con una musica scritta, pensata e amata nel e per il nostro tempo. Mi propongo al più presto di intervistarlo per cercare di capire come mai, ancora oggi, è uno dei pochissimi, se non l’unico, ad aver scelto di introdurre nella milonga il tango nuovo, moderno. Forse i cd costano troppo; già, è più facile masterizzare dei cd vecchi, sono più facili da trovare, ma allora dove vanno a finire i soldi che per il tango spendiamo mensilmente? Ma forse la mia è solo una critica stupida, forse è solo la gente del tango che non è ancora pronta per il suo tempo… forse…

 

Venerdì, al Cinquale di Massa, come sia il posto, come sia la gente che vi troverò, sono sicuro di poter bailar come ho sempre sognato, libero da ogni stereotipo possibile, libero di abbandonarmi per continuare a dire:

 

“Ogni qualvolta coppie ignote mi circondano, disegnando passi come dipinti, ogni qualvolta i miei occhi si sono chiusi nei tuoi e le mie braccia hanno formato con le tue una catena senza fine, scivolando appena su di una musica tanto triste... Ogni volta mi sono chiesto come sia stato possibile rimanere in piedi, vivi e non morire di gioia all'istante...”[5]

 

 

Angelo Liuzzi.

 



[1] Angelo Liuzzi: “La Presunzione della Bellezza”, articolo del 09/05/’01, ancora disponibile sul sito.

[2] In lunfardo, la lingua del tango: vivere.

[3] B. Hrabal: Una solitudine troppo rumorosa, Einaudi.

[4] Angelo Liuzzi: “Il Respiro di Carmona” inedito, presto sul sito.

[5] Angelo Liuzzi: “Piccoli Pensieri”, nella sezione “poesie” nei “perché”, disponibile nel sito.


Angelo Liuzzi
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a angeliuzzi@yahoo.it