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Tango da meia-noite

a cura di:Angelo Liuzzi

…Sorriderei quasi se dopo non fosse mestiere pagarli[1], Gozzano, rivolto ai dottori che gli auscultavanoil petto di dentro e di fuori[2], ironizza su coloro che si occupano di lui. Sorriderei quasi io se, dopo una notte passata con una prostituta, non fosse mestiere pagarla. Ma forse non rimarrei così soddisfatto. È “il piacere dell’uomo che paga[3], come se dopo una coda interminabile di macchine, sulle strade nascoste dagli alberi, dovessi tornarmene a casa con la coda, la mia, tra le gambe. Ragazze di etnie diverse ancora oggi importate con l’illusione di una promessa di matrimonio o di lavoro, né più né meno di quanto succedeva agli inizi del secolo scorso nella commedia musicale di Puig[4], ma naturalmente non solo nella sua commedia.

Di più sorrido se penso alla provenienza di queste prostitute, di certo meglio attrezzate rispetto a quei tempi: telefonino e walkmen per alleviarsi lo spirito durante il tragitto da casa al posto di lavoro mentre trangugiano una piccola mela sull’autobus che le porterà a casa, ma tra loro, durante il freddo di quelle notti, dove il buio non basta nemmeno a coprire le caviglie, cantano ancora e a volte improvvisano strani balli, che forse non sanno nemmeno saturi di reminiscenze storiche. Forse un tango primordiale[5] mentre il fuoco nel bidone impazza sparlando di quelli che si fermano a fare una sosta. Strani ritmi che alcuni di noi non sono più abituati a vedere o che, altri, confondono troppo abitualmente con i ritmi frenetici dei tempi occidentali.

Proprio in questi luoghi potrebbe trovarsi Nadia[6] dei giorni nostri. Nadia, di cui tutti ci siamo innamorati nell’infanzia. Quella ragazza che a noi sembrava già donna, scomparsa nel nulla e ritrovata un giorno per caso. Quella donna che è stata capace di riempire i nostri sogni, condizionando a tal punto il futuro, da voler intentare alla nostra serenità, ricercandola inconsapevolmente nei volti delle compagne che abbiamo avuto, e che abbiamo. Tanto forte esteriormente da farsi odiare, ma dolce come mai nessuna nell’intimità, e talmente fragile da non capire quanto sarebbe più facile abbandonarsi tra le braccia di colui che la ama. “Ciecamente?” le chiede Carlos[7] verso la fine del primo atto. “No, ciecamente no. Se mi fido di te è perché ti vedo diverso dagli altri. Ma non ho bisogno di chiudere gli occhi per fidarmi di te”, risponde Nadia, e allora saranno “…pazze le fontane[8] che parleranno del loro amore, ma la vita è troppo anche per una donna come lei, come per ogni prostituta abituata a cavarsela da sola perché troppe sono le esperienze che le rendono diffidenti dalle promesse facili degli uomini.

Sbarcata a Buenos Aires con la sua amica Liuba e con la speranza negli occhi e in quegli occhi una città creduta un nuovo mondo meraviglioso, arriverà a dire: “Ma Buenos Aires è brutta, non trovi? Non hai nostalgia di quel mare? Doveva essere sempre azzurro. Qui c’è solo quel fiume, dello stesso colore della terra. Qui tutto ha il colore della terra secca”, com’è giusto che diventi ogni cosa agli occhi di una persona delusa: arida! Ma quel colore, che per lei è simbolo di aridità, potrebbe essere il colore degli occhi della persona che ami[9].

Eppure la sua amica Liuba le confessa: “Nadia, voglio dirtelo, che sono felice. Per la prima volta… dopo anni. Forse da quella volta in cui abbiamo visto le luci di Buenos Aires, dal ponte della nave.” Magari sognando ancora la casa che hanno perduto: “Casa è un posto qualsiasi” - dice Liuba - “dove c’era qualcuno che ti voleva bene e che non voleva lasciarti andar via”, anche se adesso “non c’è più tempo per le bugie” perché Liuba sta morendo di tisi. È appena riuscita a fuggire dal bordello grazie all’aiuto di Nadia e al ricordo che quest’ultima ha scatenato in Carlos, tale da far sì che quest’ultimo, abbia accettato di portare in spalla fino alla carrozza, una perfetta sconosciuta.

 

Tango delle Ore Piccole riesce ad esprimere perfettamente il: “Vivir con el alma aferrada/ a un dulce recuerdo/ que lloro otravez[10]. Puig ha restituito all’umanità ciò che l’umanità stessa ha mitizzato, raccontando “la vita di Gardel come nata dai testi delle sue canzoni…, ha cercato il suo mondo poetico e non il mistero della sua vita[11].

Gardel è lì a cercare l’amore perduto della sua primissima giovinezza, il ricordo della ragazza scomparsa al quartiere in una nebbiosa sera d’inverno, anziché effusioni e godimenti sessuali[12], e tutto questo scandito dai testi delle più belle canzoni di un uomo che nel tango ha voluto perdere tutto se stesso, per poi in questo ritrovarsi immortale. Il linguaggio rimane come avvolto della stessa carta velina che si usa per avvolgere[13] qualche ora di piacere, ma senza avere di questa il contenuto nel quale stordirsi, annebbiando quale sia lo scopo che si vuole raggiungere o come dice Gardel il “sapere cos’è che vuoi sostituire…”.

Un tuffo al cuore percuote il lettore, è una storia di eterni ritorni e di eterni rimandi ad un ballo che pretende qualcosa di più, non solo due persone che si abbracciano, ma un modo di vivere tra persone di mondi diversi che, ad un certo punto dell’umanità, si sono incrociati e si sono voluti, e che tuttora si vogliono. “Questa sera sarò tra il pubblico…” scrive Nadia in un bigliettino a Gardel, e allora tutto ciò che sembrava scomparso nella stanza più segreta del nostro cuore riaffiora, come da una coltre d’assenza riaffiora il sogno più bello della nostra vita, che non ci sembrerà mai d’aver vissuto appieno o ballato, è lo stesso!

E quanta amarezza per il rimpianto nell’inevitabile confronto con un passato che avrebbe potuto essere diverso, più bello, se solo l’avessimo voluto:

 

“Carlos: Io non sono la persona che tu pensi, ti stai sbagliando di nuovo, come quando eri a bordo di quella nave.

Nadia: Non ci credo.

Carlos: La mia vita è cambiata molto, è tutta un vuoto… Nel mio mondo non c’è niente che mi interessi davvero. Non c’è dolore ma neppure allegria.

Nadia: Io ho la prova del contrario.

Carlos: E qual è?

Nadia: Le tue ultime canzoni sono più tristi, è vero… ma sono piene di nostalgia per qualcosa che hai perduto… ma che puoi ritrovare.

Carlos: È solo frutto della tua immaginazione. Guarda, in Argentina non ci torno quasi più…

Nadia: Tu amavi molto il tuo paese.

Carlos: Sì, ma mi ha deluso. Là c’è sfruttamento… c’è miseria… come nel vecchio mondo. Non è stata il mondo nuovo che io speravo.

Nadia: Ed io, Carlos? Com’ero io?

Carlos: Io ti vedo uguale, semmai ancora più bella.

Nadia: Vedi, anche tu ti sbagli. L’unica cosa che ho è che ho cercato di essere libera. Prima ci sono state quelle persecuzioni dalla Russia alla Polonia, poi quel mestiere che mi hanno fatto fare. Infine, quando ho avuto potere… ho comprato il vuoto, avvolto in carta velina”.

 

Ma una voce qualunque di una radio qualunque, mentre si è intenti a pensare cosa fare durante il fine settimana, zittisce ogni azione di fantasioso sviluppo, perché, data una tale notizia, non si può che fermarsi: “Interrompiamo questa trasmissione per comunicare una triste notizia. Oggi all’alba…” ecc…, ecc… e allora si scopre che tutto il mondo si è fermato. E il ricordo stesso incomincia a divenire qualcos’altro: “Quinta prostituta[14]: Perché lui aveva occhi solo per le cose belle, le altre non le vedeva”, e questo qualcos’altro che non potrà mai racchiudere dentro di sé alcuna frase, alcun pensiero sulla vita di un uomo perché, questo uomo da solo, Carlos Gardel, ha fatto sì che si potesse aggiungere al tango un’altra nota, forse più malinconica di altre, forse solo diversa, forse sola!

 

“Nadia: Io non ho più un futuro per me, neppure un presente. È rimasto solo il passato… ma in quel passato c’è una casa tutta per me…”.

Sipario.

 

 

Angelo Liuzzi.

 



[1] Guido Gozzano da: I Colloqui, Alle Soglie.

[2] Idem.

[3] Manuel Puig: Tango delle Ore Piccole, 1993 G. Einaudi Editore, Collezione di Teatro 346, a cura di Angelo Morino. Titolo originale: Gardel, uma lembrança. Titolo originale scelto da Puig per l’italia: Tango da meia-noite. Commedia musicale in due atti.

[4] Manuel Puig, scrittore argentino scomparso il 22 luglio 1990, autore de: “Il Bacio della Donna Ragno”.

[5] A. Liuzzi: “Minute per un Tango Prezioso (articolo del 12-05-’01, disponibile sul sito).

[6] Protagonista femminile del: “Tango delle Ore Piccole”.

[7] Carlos Gardel, protagonista maschile del : “Tango delle Ore Piccole”.

[8] Canzone di Gardel: “El día que me quieras”.

[9] Come lo è per Assunta, un altro personaggio della commedia, che ospiterà Nadia e Liuba moribonda.

[10]  Carlos Gardel: Vivere con l’anima aggrappata/ a un dolce ricordo/ che piango ancora.

[11] Angelo Morino: “Un Pensiero Triste da ballare” nell’edizione Einaudi del Tango delle Ore Piccole.

[12] Idem.

[13] Nella commedia: la cocaina.

[14] Altro personaggio del Tango delle Ore Piccole.


Angelo Liuzzi
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
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