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La Presunzione della Bellezza

a cura di:Angelo Liuzzi

Ho raccolto qui il resoconto di questo fine settimana, trascorso da un giovane tanguero che ha avuto la fortuna di vincere un biglietto per lo spettacolo "Tango Negro" di Juan Carlos Cacérès tenutosi lunedì 7 c.m. in Milano grazie a questo sito, ricordando al gentile lettore che a volte la fortuna non è solo una coincidenza, e quanto giusto sia accettare anche il parere più discorde alla nostra natura.

 

"Ma il viaggio non è stato poi così lungo, solo quattro ore di Ic da Pisa, una piccola borsa stracolma, una telecamera e tanta voglia di ballare e di vedere “Tango Negro” di Cacérès… Entusiasta di tutto questo ma anche intimorito da una città della quale il solo mio ricordo covava all’interno di una battuta: “…scusi ma per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?” ho stretto tra le mani la confusione delle mie emozioni e, difatti! dopo la stazione e la metro ero già a pezzi, l’aria troppo pesante e quelle facce che non erano proprio quelle solari del film di Totò bensì di persone che sembrano intenzionate a sacrificare tutto e non per un ideale o per un modo di vivere, ma per un modo di sopravvivere, hanno provocato in me un certo disagio. E questo è stato uno dei motivi per i quali ho incominciato ad aver timore di cosa avrei potuto trovare nelle milongas milanesi.

Le facce sotto la metro m’avevano così lasciato esterrefatto che non sapevo più che pensare. Forse loro – mi ripetevo – non se ne rendono davvero conto ed io non sono certo nessuno per poter giudicare una scelta di vita. Di fatto però l’insegna bianca sul portone spalancato, il piccolo bar pieno di personaggi così bizzarri, quasi fuori dal mondo – dal mio mondo naturalmente – e la porta della milonga nascosta all’interno, proprio come uno di quei posti rarefatti dal tempo, sospeso tra ciò che si fa e ciò che si vorrebbe fare.

È tutto così diverso dai posti in cui sono abituato a ballare io. Forse troppa luce, manca la ricerca dell'intimità, eppure mi dicono che sia il posto dove le luci sono…le più basse! Eppure non sarebbe male - continuo a ripetermi - c’è anche un piccolo palco da dove il musicalizator mette su la nostra musica. Ma c’è troppa luce e alla fine mi convinco che il mio tango non c'è. I più bravi si mettono in mostra, quelli alle prime armi vanno a sbattere come al solito. Però ci si diverte, sì! Il gruppo si diverte. Sembra quasi una festa di paese, scandita anche dalle musiche da stacco o da pausa, tipo salsa o sivillana.

Mi faccio coraggio, entro e mi siedo. Fuori intanto piove come in tutti i films che si rispettano ma questo non lo è o almeno, se lo è, è una comica di cui io sono il protagonista bizzarro, col mio pantalone quadretti azzurri e coppola in testa. Deve arrivare quasi la mezzanotte prima che mi faccia coraggio… Mi alzo, mi dirigo verso quella che sembra essere una brava ballerina, la invito: fine del tango, stacco musicale: salsa! Bene… ehm! Ecco io avrei anche ballato ma l’atmosfera così gravida di pesante gerarchia professionale ha fatto sì che dalle mie labbra venisse fuori solo una semplice esclamazione… “Mi spiace, ehm... alla prossima…” Risatina ebete di entrambi… Imbarazzato come non mai ritorno al mio tavolo dove il rossore finisce in un gigante boccale di birra e l’allegro stacchetto di paese col divertirmi. Ma ecco, finalmente un cabeceo. L’unico della serata e guarda caso il mio… ma solo perché la stessa fanciulla si aspettava un mio nuovo attacco. Sembrava quasi un vero cabaceo: Io da una parte della sala, lei dall’altra, la guardo, lei annuisce e mi viene incontro. Nessuno ancora balla! Balliamo noi… una milonga. Ero teso ma sentivo che avrei potuto ballare bene peccato che alla milonga successiva lei mi fa: “balli da poco vero?” E cosa rispondere ad una donna così… Terza milonga: la faim noire! Non vedevo l’ora che finisse, i nostri corpi erano attaccati ma come da un bimbo che si ostina su due poli uguali di una calamita. Finito lo strazio, di chi la colpa? Mi verrebbe voglia di dire che, come in amore, ci sono rapporti che funzionano e rapporti che non dovrebbero nemmeno iniziare... ma ovviamente non ci credo molto.

È l’una, vado via. Non aspetto le tre (Ora di chiusura del locale) sono così infastidito dall’atteggiamento da cosca che intravedo qui dentro che sono nauseato, ma forse è solo presunzione, la mia, sì! - mi ripeto - forse è solo la mia presunzione, se non fossi stato solo avrei ballato senza badare al loro comportamento e mi sarei divertito anch’io. D'altronde ho peccato come loro, quando si va a ballare il tango si dovrebbe fare il vuoto attorno a sé, come nelle migliori cose, e concentrarsi solo sull'essere che incontri sul tuo cammino.

 

Ma il viaggio non è stato poi così lungo così come il tragitto tra il teatro di Portaromana e la casa nella quale ero ospite. Solo qualche faccia di troppo ma, strano a dirsi, ero già abituato. Anzi, quasi estasiato le ammiravo come se fossero parte di un quadro ed io tutt'uno con loro mi rendevo folle in una risata raccapricciante d’idiota. Ma probabilmente sto esagerando, Milano è solo una città, solo un po' più sporca di altre, ma senza alcunché di malefico ed io devo guardare uno spettacolo di tango – la convenzione di un racconto realistico impone una certa serietà e non ci si può dilungare su un accaduto che non ha nulla a che fare con lo spettacolo.

Aziono la telecamera - il mio posto era centralissimo - le luci si spengono “Tambor…tambor” questo sembra uno dei sinonimi che Cacérès ama usare per identificare il tango delle origini, prima che gli anni '20, con le proprie ombre patinate, incalzassero per le strade, nei bordelli e nelle sale cinematografiche. I ritmi africani quasi tentano di nascondere il canone che si ha del tango, quale esso sia. I tangos di Cacérès, composti, idealizzati e reinterpretati sembrano proprio uscire dai suoi dipinti (Cacérès è anche un ottimo pittore)… e adesso capisco anche di quale rituale io abbia fatto parte… Lì sotto, nella metropolitana, ho ritrovato persone che ballavano il tango con i propri pensieri, con le proprie illusioni, con le proprie frustrazioni. Non so se ho ragione ma credo che il vero tango oggi si sia trasformato in una trasfigurazione delle proprie passioni. Una migrazione, non più di corpi alla ricerca di un'umanità, ma di sentimenti che vogliono fuggire con il fardello di una povertà di ideali in un continente immaginario. Oggi non si ha più il coraggio di afferrare una donna per la strada e farla danzare fino a farla scoppiare di... Oggi la si fa danzare solo nella propria testa. Oggi si ballano tangos virtuali dei quali ognuno di noi è l’artefice, ma non v’è più un rapporto a due che si fonde, esiste solo un rapporto con il sé univoco che si sdoppia in una personalità cara alle più atroci verità… Cos’è Cacérès? Cos’è stato il suo spettacolo per me? Un salto in una tela colorata che ha saputo riportarmi alle origini di quando, a tastoni, toccavo il corpo di una donna della quale non conoscevo nulla ma della quale io avrei voluto avere ogni cosa!

Sarà per questo che non riesco a trovare il mio equilibrio nelle milongas odierne e sempre più lo trovo invece in una camera poco ammobiliata da studente o magari in un vicolo, dove l’eco della sirena di una nave mi riporta una nota malinconica e allora afferro la mia compagna, e sono in grado di farmi capire e in grado di capire lei… ma questo forse è solo un altro sogno di un uomo che crede ancora che il tango sia solo una scusa per vivere…"

Angelo Liuzzi.

 


Angelo Liuzzi
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a angeliuzzi@yahoo.it