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Una danza mito che lascia avvinti alla malinconia

a cura di:Leonetta Bentivoglio di La Repubblica

Non solo musica e danza. Non solo parole di canzoni, ora di kitsch travolgente e esilarante, ora abitate da lampi di poesia. Il tango Ŕ un universo, di cui s'Ŕ detto tanto o tutto, ma di cui pare resti sempre altro da dire. Un'emozione dalle tante facce che ha stimolato libri, cinema e teatro, che ha costruito un contenitore di metafore e racconti, come il western, che Ŕ nata da un crogiolo di razze, come il jazz, che Ŕ filosofia del tempo (sempre perduto) e della solitudine (sempre ineluttabile). Ballo introverso, nato a fine Ottocento tra uomini soli, poi danzato nei bassifondi di Buenos Aires, tra malavitosi e prostitute, dove furoreggiava źa dieci centesimi il giro compresa la dama╗ (Borges); ballo conquistatore, all'alba del Novecento, degli Stati Uniti e dell'Europa, in forme sempre meno selvagge e pi¨ eleganti e stilizzate (godibilissimo, per ripercorrerne la storia e i percorsi, il libro "T come Tango", di Meri Franco Lao, Melusina Editrice), il tango Ŕ un linguaggio, Ŕ un fenomeno vivo di cultura, che oltrepassa i confini della propria terra. Dire che Ŕ źun pensiero triste che si balla╗ (frase di Enrique Santos DiscÚpolo, paroliere di Carlos Gardel, il pi¨ fantasticato e amato tra i cantori del tango), non ne esaurisce la ricchezza di senso. La miscela esplosiva del tango vive di innumerevoli elementi, pronti a fondersi in suo nome pur se fra loro molto distanti. Con foga analitica e passionale, li elenca lo scrittore Ernesto Sabato nella prefazione al volume di Horacio Salas "Il tango" (Garzanti): źLa crescita violenta e tumultuosa di Buenos Aires, l'arrivo di milioni di esseri umani pieni di speranze e la loro quasi invariabile frustrazione, la nostalgia della patria lontana, il risentimento dei nativi contro l'invasione degli immigrati, la sensazione d'insicurezza e di fragilitÓ in un mondo che si trasformava vertiginosamente, l'impossibilitÓ di dare un senso sicuro all'esisten- za, la mancanza di gerarchie assolute, tutto ci˛ si manifesta nella metafisica "tanghistica"╗. Ballo ibrido di gente ibrida, il tango si nutre quindi di attriti e vittimismi. Per questo le sue canzoni celebrano l'ombra del non detto, la malinconia di cose perse o lontane, le sfumature dell'indecisione come scelta. E non caso il suo sigillo musicale Ŕ il bandoneon, strumento dal suono denso e dal fraseggio frammentato, il cui pianto lancinante influenza molto il modo di cantare. Specchio di un mondo fondato sulla filosofia dei desencuentros, incontri fuori luogo e fuori tempo, cospirazioni del destino per imporre incolmabili assenze, quella grande creazione inconscia e collettiva che Ŕ il tango s'alimenta dunque, inevitabilmente, di tristezza. Profonda e vasta come il mare, giocata su esatte strategie del fato, ovviamente senza rimedio. Anche lo humour (il tango non ne manca) Ŕ sempre nero. Ogni felicitÓ, ci insegnano i poeti del tango, Ŕ per definizione effimera, illusoria, beffarda: pi¨ che mai quella amorosa. E se nel ballo Ŕ vero che l' amore pulsa e travolge (busti allacciati con sensualitÓ esibita, gambe irretite in copioni di attacchi e di prese, tutta la voluttÓ di un corteggiamento fisico perpetuo), quello del tango, per sua natura, Ŕ un amore cupo e mortale. Come uno spasmo erotico che s'offre con dolore e languore all'universo.


Elvio Meneghel
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a elvio@tango.it