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Bravo ballerino di tango cercasi disperatamente

a cura di:Vera Schiavazzi di La Repubblica

La danza argentina è tornata di moda. Ma molte donne hanno difficoltà a trovare un compagno. E lanciano un appello
TORINO - «Cerco compagno alto 1,80, capelli neri, occhi possibilmente scuri, molto esperto, disponibile a viaggiare». Non è un annuncio matrimoniale e neppure la proposta di un'avventura, bensì una delle molte e talora accorate richieste che arrivano dalle appassionate di tango di tutta Italia, alla ricerca disperata di un partner in grado di condurle tra milonghe e languori, sulle note della danza più struggente e maledetta che sia mai stata inventata. Se in dieci anni, da quando il tango è tornato prepotente- mente sulla scena italiana, gli adepti di questa particolarissima setta sono diventati 50.000, se le scuole e i locali sono almeno 500, se l'abc di questo ballo - otto passi base imparati i quali si è in grado di non fare brutte figure - è diventato un passepartout indispensabile per serate a tema e feste pri- vate, il merito è soprattutto delle donne. Professioniste, manager, single e madri di famiglia, ogni giovedì e domenica sera le tangueire lasciano tutto e tutti per ballare accompagnate dalla musica mécanica, cioè dal semplice suono di un cd, oppure dall'abilità di un musicalizadore, l'uomo che nelle milonghe fa il lavoro del dj (l'ultimo ad essere diventato famoso si chiama Felix Picherna, ed è un argentino trapiantato a Milano). E se nelle grandi città, a cominciare da Torino, dove il tango è rinato, Milano, Roma, Venezia, accoppiare i ballerini è relativamente facile, in provincia la ricerca di un partner di uguale esperienza e di adeguata eleganza resta un grosso problema. Non si balla il tango in jeans e maglione: meglio un completo gessato, scarpe anni Quaranta, possibilmente con un paio di centimetri di tacco che aiutano a tenere il ritmo, e per lei una gonna longuette con spacchi generosi (non si tratta di essere sensuali, o almeno non solo, ma di poter muovere le gambe in piena libertà), un monocolore nero, le scarpe fabbricate apposta, di vernice e col cinturino alla caviglia. Maestri famosi, come Pedro Monteleone, l'argentino che insegnò a Madonna tutto il necessario per non sfigurare in "Evita", si sono trasferiti stabilmente in Italia, un paese che appare oggi come la patria più promettente per questa danza. Ma anche Parigi celebra il "pensiero triste che si balla", e lo fa per tutto il mese di maggio alla Cité de la Musique e al Palais de Chaillot, inducendo il Nouvel Observateur a mandare a Buenos Aires un proprio inviato e a titolare "Nuovo tango a Parigi" un ampio reportage. L'estate argentina, del resto, è punteggiata dal tango, una "conversazione senza parole assai profonda", come la definisce Zoraida Fontelara, trentenne e già famosa maestra di ballo. Ma attenzione: questa danza inventata dagli europei dell'altra parte del mondo (non a caso i più famosi musicanti tangueiri hanno cognomi di origine italiana, e qualche volta tedesca) può far esplodere coppie consolidate o crearne di nuove, nel clima passionale e magico che pare prodursi anche nelle milonghe nostrane. Da non confondersi, come spiega Elvio Meneghel, redattore di www.tango.it, con le balere romagnole e non solo dove si balla un tan- go imbastardito e ingessato, traduzione italica della danza argentina nata tra gli anni Venti e il secondo dopoguerra. Anche il tango argentino, beninteso, non ha nulla a che vedere con la purezza: c'è studio e rigore, ma anche asso- luta libertà, improvvisazione, estro, in una danza che nasce da un miscuglio di razze e ha prodotto maestri argentini famosi in tutto il mondo che si chia mavano el Polaco o el Francesito. Chi vuole fare il suo ingresso in questo mondo per iniziati può connettersi a un sito (oltre a quello già citato, anche www.informatango.it), cercare l'indirizzo della milonga più vicina a casa sua, investire 500.000 lire per scarpe e lezioni (da un minimo di cinque a un massimo di dieci di un'ora e mezza ciascuna per acquisire la padronanza necessaria a divertirsi) e garantirsi così un biglietto d'andata per un passato malinconico e affascinante. Il tango è tornato, e forse non era mai partito.


Elvio Meneghel
ha pubblicato e mantiene aggiornate le informazioni contenute nella scheda.
invia una e-mail a elvio@tango.it